Pixies – Doolittle

Pixies – Doolittle

I Pixies facevano uscire nell'89 il loro terzo album in tre anni di attività, dopo quel “Surfer Rosa” che, a dispetto delle buone recensioni e dell'insospettabile singolone pop Gigantic, non aveva ottenuto il successo sperato. Questo “Doolittle”, in ogni caso, proseguiva per la strada tracciata dal frontman Black Francis, fra influenze punk hardcore ed una sensibilità pop da surfisti californiani.

L'abilità più grande dei Pixies sembra fosse proprio quella di scrivere canzoni perfettamente orecchiabili e commerciabili e poi di saperle stravolgere con abilità e gusto per lo sberleffo punk, nascondendo le linee melodiche sotto suoni di chitarra distorta ed affidandosi alla vociaccia sguaiata e nevrotica di Black. Così accade per le classiche canzoni “alla Pixies” come I Bleed, Wave of Mutilation o There Goes My Gun. Quando poi uno si fa acchiappare per la prima volta dal riff di Here Comes Your Man, capisce di essere, come già alcuni anni prima con i Violent Femmes, dalle parti di un surf-rock anni '60 totalmente stravolto, in bilico fra omaggio e parodia.

Del resto, se c'è una cosa che la band ha sempre voluto essere è spiazzante, altrimenti come spieghereste la decisione di mettere in scaletta prima il minuto e mezzo follemente punk di Crackity Jones e poi, subito dopo, il pop di La La Love You, talmente rilassato e ipnoticamente dolce da far pensare ad una parodia ben riuscita del pop sdolcinato? E poi cosa ci sta a fare, poche tracce più in là, il folk allucinato di Silver? Ma soprattutto, come spiegare il modo in cui tutte queste canzoni denunciano da subito la loro appartenenza ad uno stesso stile, ad uno stesso autore?
La chiave del disco, il brano centrale, è Monkey Gone to Heaven, cantilena rimata dagli stranianti riferimenti occulti e religiosi che esplode in un coro accattivante, sì, ma ripetuto in maniera ossessiva.

Tra i protagonisti del disco, una menzione la merita anche Kim Deal, che insieme all'altra Kim, quella dei Sonic Youth, contribuì nei tardi anni '80 a far sì che il rock alternativo fosse un genere anche femminile, partendo dal basso -quello elettrico. Suoi sono i contrappunti vocali a Black in molte canzoni, freddi e distaccati come in Debaser, o gridolini orgasmici come in Tame. Sue le linee di basso cavernose, essenziali e ritmate, prese di peso da certa new-wave, che reggono gran parte del sound e restano impassibili di fronte ai geniali saliscendi di una canzone come Hey!

Il disco fece molto più successo in Inghilterra di quanto non ne avesse fatto in USA, dove anche questa volta il successo di critica non fu eguagliato dalle vendite. Ma “Doolittle” resta il frutto più riuscito di una carriera che, per quanto breve e oscura, fu quanto mai importante per il decennio successivo: non scordiamoci di un certo Kurt Cobain, che si dichiarò sempre fan sfegatato dei Pixies…