Radiohead – Ok Computer

Radiohead – Ok Computer

Sono trascorsi già dieci anni dalla nascita e uscita di questo album fondamentale per la carriera dei Radiohead. “Ok computer” è importante perché ha segnato la fine di un’epoca, quella del Brit Pop,
-movimento musicale ricco, ma non proprio originale- proiettandosi in quella che sarà l’atmosfera tipica del decennio successivo: il vago e indefinito (come diceva Leopardi).
E tutto questo si respira già del primo pezzo, Airbag, introdotto da dure chitarre, seguite dalla voce languida e esistenziale di Tom Yorke. Ma il brano ha anche delle componenti che riescono a renderlo dolce, pur nascondendo quella strana atmosfera di vago. Paranoid Android, invece, esprime profondamente la sensibilità vocale di Yorke, accompagnata da sonorità tipiche del futuro post-rock, a metà tra l’elettronica e suoni acustici tradizionali. Vagamente psichedelica Subterranean homesick alien, mentre Let down ha un’introduzione chitarristica che sa subito entrare nella mente dell’ascoltatore e quella stessa intro diventa, poi, il riff che accompagna tutto il brano. Karma police, il singolo più conosciuto di questo album -e forse di tutta la produzione discografica della band- è permeato da un’atmosfera di triste quiete, oppure di allegra inquietudine, con quell’introduzione di chitarra e piano che sembrano preannunciare un senso di sconfitta. A metà brano sembra esserci un barlume di redenzione, ma è tutta un’illusione. E se la voce robotica introduttiva di Fitter happier sembra dare uno strappo elettronico totale all’album, Electioneering è pura adrenalina rock. Altro brano arcinoto, No surprise, con quel suono da carillon che lo contraddistingue, riesce a evocare atmosfere oniriche, trascinando in una via, però, che sembra senza uscita. E la “U2iana” Lucky non è altro che la prosecuzione di questo passaggio senza ritorno, che i Radiohead portano con sé in ogni disco. E questo, che termina con una ballata, The tourist, è una conferma della loro arte originale.