Red Hot Chili Peppers – Blood Sugar Sex Magik

Red Hot Chili Peppers – Blood Sugar Sex Magik

La band che usciva con quest’album nel ’91, era una band sopravvissuta ad un probabile sfascio, dopo la morte del chitarrista Hillel Slovak nell’88. E che invece, incorporato il sorprendente diciottenne John Frusciante, recuperato Anthony Kiedis dalla droga, infilava un successo come Mother’s Milk, per poi cambiare label e produttore, affidandosi a Rick Rubin. Era naturale che una band che aveva sempre vissuto di stili mescolati (ma sempre fusi nella fornace del funky) incontrasse uno dei primi sostenitori dell’accoppiata rap-rock.
L’album, registrato dal vivo nella villa di Rubin, fu un successo planetario.
L’anima restava profondamente funky, anche se rispetto agli altri album i fiati erano quasi spariti: restava solo la tromba sincopata di Apache Rose Peacock e per il resto ci si affidò ai quattro strumenti “canonici” del rock. Il sound, lungi dal diventare più scarno, si arricchì così dal loro uso più vario, più marcatamente pop-rock.
Flea, alternò linee più semplici al suo slap sporco e disordinato eppure trascinante, da sempre marchio di fabbrica della band. Frusciante iniziò qui a dividersi fra spigolosi riff e dolci arpeggi. Anthony infine scoprì allora di avere una bella voce anche senza rappare sconcezze.
Il frutto più famoso del cambiamento è Under the Bridge, vero atto d’amore per L.A., scritto, cantato e retto emotivamente da un Anthony ispirato come non mai.
I Could Have Lied, con il suo arpeggio delicato e la voce malinconica, è la ballad che non ti saresti aspettato dai peperoncini di allora e che poi è diventata ordinaria amministrazione. Un basso killer, mai quieto, sostiene invece la parte di album che più si riallaccia al passato, come l’hit Give it Away o Suck my Kiss, o Funky Monks o ancora i cori malandrini di If You Have to Ask.
BSSM rappresenta l’apice della carriera del gruppo: la sintesi perfetta fra gli anni ’80 vissuti da bianchi che volevano fare funky “cattivo”, e ciò che sarebbe venuto dopo, il leggero pop californiano di cui i peppers si nutrono ora.