Reed, Lou – Transformer

Reed, Lou – Transformer

Lou Reed senza i Velvet Underground, Lou Reed solo, ma magico come con la sua band.

Era il 1972 e, quando uscì questo disco, forse non si immaginava che sarebbe diventato una delle pietre miliari della storia del rock. Difficile negarne la vitalità e la forza ruggente, difficile vivere senza.

Appena parte l’album, con “Vicious”, si respira subito l’atmosfera ruvida del rock puro, che non scende a compromessi se non con le radici più remote, vicine a quelle del country western.

La stessa situazione si presenta in “Andy’Chest”, dove il riff di chitarra è duro ed il basso abbastanza corposo. Si cambia registro con “Perfect Day”, uno dei pezzi più noti di Reed, una ballata malinconica che parla del desiderio di trascorrere una giornata perfetta. Quante cover esistono di questa canzone? Tante, ma in questo disco c’è proprio l’originale. Con “Hangin’ around” si torna al rock ed il pezzo è vivace, specialmente per la grande sinergia del basso e della chitarra, a cui si aggiunge un pianoforte suonato in stile Jerry Lee Lewis.

Traccia n° 5, si cambia nuovamente, ed è il turno del pezzo più famoso del Lou Reed solista, “Walk On the Wild Side”, che non ha bisogno di presentazione. La sua batteria spazzolata, il suono caldo del basso e l’inconfondibile “…du-du-du-du…” fanno sì che questo brano entri facilmente nella mente dell’ascoltatore, pur non avendo una melodia facilissima.

“Make Up” ha un’atmosfera soffusa e la particolarità della presenza del trombone lo rendono più interessante di come si presenti. Ma il trombone si sente anche in “Goodnight Lady”, dove si avvertoni suoni anche di tromba e sax alto. Un altro pezzo ben conosciuto, “Satellite of Love”, si fa notare per la sua pacatezza e per un coro lieve e, allo stesso tempo, quasi ipnotico. L’atmosfera un po’ malinconica creata dal pianoforte cresce, poi, di intesità e il coro diventa universale.

“New York Telephone”, invece, sembra quasi una filastrocca in chiave swing.

Ciò che più caratterizza questo disco è la presenza di rock duro, ballate e atmosfere vicine allo swing; è facile notare come Reed si senta a suo agio nel cimentarsi in più generi contemporaneamente. Seminale.