Siouxsie And The Banshees – Juju

Siouxsie And The Banshees – Juju

Si fa presto ad arginare il punk in tre note, qualche urlo e una certa mancanza di cultura musicale. Ma se tutto questo prende forma e si dilata, dove può arrivare e cosa può diventare? Tolti di dosso gli incubi foschi dei primi dischi, Siouxsie and the Banshees arrivano a “Juju”; compimento naturale di un cammino iniziato anni prima tra strilli e manciate di note arrangiate in stile punk.
Steven Severin e Peter “Budgie” Clark guidano ritmicamente le cavalcate di Siouxsie, che con la sua voce sensuale ed evocativa, sferra pennellate a tinte forti su una tavolozza collaudata nel precedente “Kaleidoscope”.
Fin dalle note iniziali di “Spellbound”, opener trascinante ed infiammato, s’intravedono gli squarci di luce che in “Arabian Knights” annunciano la primavera nel suono del gruppo. “Monitor” è il centro del vorticoso “Juju”, brano dove anche il chitarrismo coinvolgente di John Mc Geoch prende forma. Senza soluzione di continuità si susseguono brani altamente ritmati come “Sin in my heart” e “Head cut”, fino al controverso “Voodoo dolly” segmento conclusivo che chiude il perimetro intorno a quest’album, che fa storcere il naso ai fans della prima ora ma che dopo venticinque anni colloca Siouxsie and the Banshees fuori dall’argine delle sole tre note.