Sorrenti, Alan – Aria

Sorrenti, Alan – Aria

Un forte vento si solleva e lo si sente soffiare con impeto, fino a quando non inizia una canzone che, con esso, ha molto ha che vedere: “Aria”. Il vento, appunto, è aria e non solo quel brano ha per titolo uno dei quattro elementi della natura, ma un album intero, quello di un cantante che la maggior parte del pubblico italiano conosce per un pezzo che spopolò alla fine degli anni ’70, ossia “Figli delle stelle”. L’interprete in questione è Alan Sorrenti, che nei suoi primi anni di carriera, cantava pezzi di ispirazione progressive. Anzi, “Aria”, del 1972, composto da soli quattro pezzi (“Aria”, “Vorrei incontrarti”, “Nella mia mente” e “Un fiume tranquillo”) lo si può considerare un vero e proprio disco progressive.
La title track mette subito in mostra le potenzialità della voce cristallina di Sorrenti, che già cantava in falsetto, senza però sfociare in quello un po’ banale dei brani che interpretò negli anni successivi. Il pezzo, poi, si trascina quasi esasperato ed è volto a sottolineare l’importanza dell’elemento “aria”, che nel testo è descritto come necessario e vitale.
“Vorrei incontrarti”, dai toni malinconici, enfatizzati da un suono di chitarra acustica quasi sussurrato e da fisarmoniche che lente e dolci, si conclude con un fischio che piano piano si allontana; l’atmosfera di un testo pieno di speranza e, contemporaneamente, di disillusione, sono rese pienamente da tutte le sonorità del pezzo, probabilmente il migliore dell’album.
“La mia mente” è il pezzo più strettamente progressive, specie per la voce di Alan, che vibra come se fosse un moog e per i cambiamenti di ritmo improvvisi, che accelerano e rendono il brano più ridondante di suoni, compresa la vocalità, sempre più esasperata, dell’interprete.
Conclude l’album “Un fiume tranquillo”, che parte con un suono di viola ed un sottofondo di un fiume che scorre delicatamente. E il fluire dell’acqua è sottolineato anche da un pianoforte, che poi lascia spazio alle tastiere elettroniche e alla tromba, che sembrano quasi sotterrare quello scorrere sommesso. La voce di Sorrenti qui dimostra tutta la sua potenza, fino a quando ai suoni presenti non si aggiunge la forza di una chitarra acustica. Successivamente si sentono i rumori della natura (uccellini, api e, nuovamente, il fiume), ma poi tutto si trasforma in un momento che pare angosciante, come se volesse sottolineare il caos dei tempi moderni.
“Aria” non è un album qualsiasi, ma un valido esempio di prog italiano, da riscoprire e da non considerare come un oggetto di nicchia. E, soprattutto, è importante per conoscere meglio un artista che, ingiustamente, viene ricordato solo per gradevoli canzoni leggere.