Springsteen, Bruce – Born to run

Springsteen, Bruce – Born to run

“Born to run” è una delle tante pietre, forse la basilare, che costituiscono la rocciosa immagine mitologica di Bruce Springsteen, un interprete eletto a simbolo da parte di un popolo capace di elevare all’ennesima potenza i propri idoli; renderli immortali ed inarrivabili.
Il Boss, con la sua voce cavernosa e potente, narra di storie fatte di sofferenza, di conquiste ed attaccamento alle origini. Una figura tematica grintosa, che trova in questo disco uno sfondo musicale capace di metterne in luce i tratti più decisi.
Ruolo fondamentale lo gioca il pianista Roy Bittan, che riesce ad imprimere ai brani un’adeguata andatura timbrica, aprendo e chiudendo le finestre dell’ambientazione a suo piacimento, facendo così splendere o incupire la narrazione di Springsteen.
Le atmosfere pacate ed inquietanti di “Backstreets” o “Meeting across the river”, la galoppata di “Tenth avenue freeze-out”, episodi spesso e ben volentieri accentuati dalla sezione ritmica, l’introduzione di “Jungleland”; perle che continuano a splendere anche dopo trent’anni rivelando una grande valenza.
Clarence Clemons aggiunge, con il suo sapiente sax, quel velo di classe necessario all’album per entrare di diritto tra l’elenco dei classici, ovvero quei dischi che sembrano ricoperti da uno strato antistatico, capaci cioè di mantenersi giovani senza bisogno di trucchi e correzioni.
Per tutta la durata si respira l’aria degli orizzonti americani, le pianure sterminate, storie di vita quotidiana sanguigne e vere come il loro interprete.