Van Morrison – Astral Weeks

Van Morrison – Astral Weeks

IRLANDA, Belfast 1968, il neonato Northern Ireland Civil Rights Association, attraverso la voce e le braccia di alcuni studenti cattolici dell’Irlanda del nord, comincia a battersi contro le discriminazioni etnico-religiose, mosse soprattutto dai membri dell’ordine di Orange spalleggiati dalle due polizie unioniste. George ( I )van Morrison, nato a Belfast nell’Agosto del 45, dopo una breve esperienza con i Them e il soddisfacente successo del singolo “ Gloria”, si avvia a pubblicare quello che per molti è l’album più importante della storia del Rock, ASTRAL WEEKS. Proprio così, una volta entrando in un negozio di musica, il colorito proprietario mi mostra la sua classifica personale, in testa c’è l’eterea faccia sfocata del rosso di Belfast , “ ascoltalo e tutto il resto ti suonerà banale…”. Nel mondo si combattevano altre guerre, Vietnam, Cambogia, e gli intellettuali come i cantanti credevano nel sogno di un mondo diverso, si scriveva e si cantava di pace. Van Morrison c’era dentro la guerra, dentro una lotta fatta di sanguinose manifestazioni e pub che saltavano in area, senza che il rumore uscisse dai confini britannici, un’infida battaglia religiosa ancora irrisolta. Astral Weeks non muove reclami, la voce nera di Morrison prende tutto il soul e il blues degli afroamericani e ne fa il suo Celtic-soul/blues, il marchio di fabbrica di Van the Man Morrison. Apre l’album proprio Astral Weeks, una suite di sette minuti dove la voce di Morrison compie acrobazie vocali spegnendosi pian piano in veri e propri gorgoglii blueseggianti . Mentre nel resto del panorama musicale impazzano le chitarre elettriche, Van si affida a flauti, contrabbassi e strumenti esclusivamente acustici, e naturalmente alla sua inimitabile ugola, la seconda traccia “ Beside you” ne è un perfetto esempio. “Sweet thing” brilla per dolcezza e apertura, Mike Scott ( Waterboys ) non avrebbe mai impugnato una Martin senza aver ascoltato questo brano. Passando per “Cyprus Avenue” e per la frenetica “The way young lovers do” (bella la versione di Jeff Buckley), si arriva alla bellissima “Madame George”, cantare l’amore in questo modo è forse il più grande, forse l’unico rimedio contro la violenza. Non si può prescindere dall’ascoltare Astral Weeks, anche se si rischia che tutto il resti suoni banale….