Young, Neil – On The Beach

Young, Neil – On The Beach

Una volta Neil Young disse “…non sono quel tipo tranquillo con l’acustica a tracolla…”. “On The Beach” del Luglio 1974 viene subito dopo il planetario successo di Harvest e il flop del quantomeno improbabile Time Fades Away. Il 1974 sarà un anno disastroso per il canadese, la droga ucciderà di li a poco il suo chitarrista Danny Whitten ed il rodie Bruce Berry mentre il suo matrimonio si dissolverà poco più avanti. Nella splendida copertina del disco campeggia bene questa ansia da calma prima della tempesta, Neil è solo su una spiaggia sotto un cielo pallido che sembra non promettere niente di buono. Spesso è proprio da tali sentimenti che nascono le opere più belle e On The Beach ne è un perfetto esempio, da annoverare sicuramente tra i quattro o cinque capolavori assoluti del loner canadese. L’apertura è affidata alla solare Walk on tradita solo dalla voce strozzata di Neil, segue See the sky about the rain dove i toni cominciano a farsi più cupi e riflessivi. Revolution blues e Vampire blues sono i due brani neri del disco, il cantato di Neil continua ad essere molto basso e nasale, frutto del largo uso di Honey Slides (frittelle di marijuana e miele) durante la registrazione dell’album. For the turnstiles e Motion pictures sono le tipiche ballate younghiane, banjo, armonica, chitarra acustica e cori che rimandano ai fasti di C.S.N.& Y. Il capolavoro del disco è la traccia che dà il nome all’intero album, On the beach si apre sulle note di una tetra chitarra distorta prima che Neil pronunci l’esaustive parole “ il mondo sta girando, spero non scappi via…, entro nella cabina per l’intervista, e mi ritrovo solo davanti al microfono…” in queste frasi c’è tutto il Neil Young di quel periodo, ma anche dell’America e del suo sogno che proprio in quel periodo comincia a scricchiolare per sparire del tutto nei paranoici anni 90. Chiude il disco “Ambulance blues”, stralunata ballata dal testo visionario che rimanda agli esordi di “Last trip to Tulsa”. Gli amanti del Rock non possono prescindere da questo disco, gli omaggi della nuova scena verso il loner canadese non si contano, dal compianto Cobain ai REM per non citare gruppi un po’ più sconosciuti ma ugualmente interessanti come gli Embrace o i Thrills.