24 Grana – Ghostwriters

24 Grana – Ghostwriters

NAPOLETANITA’, POP E DISILLUSA

“Francesco o’ cardillo” è tornato e con lui i 24 Grana, band figlia di quel circuito partenopeo che ha visto nascere ed imporsi alla ribalta nazionale band come Almamegretta, Bisca, La Famiglia ma anche 99 Posse.
Ghostwriters dunque: nove brani inediti (sette in napoletano) di “scrittori senza volto, narratori sconosciuti di storie che ogni giorno ci accadono sotto gli occhi o solo nella nostra mente, storie che raccontano il disagio, l'amore, il sangue, la speranza” come si evince dai comunicati ufficiali del gruppo.

Un ritorno gradito, dopo quattro anni di stasi intervallati dalla rimasterizzazione di “Metaversus” ed di un poco felice “Underpop”.
Nel nuovo album riecco le storie dei 24 Grana: ballate d’aiuto, grida di speranza, denunce chiuse, accettazione della realtà. Tutto questo mentre si muove frenetica la vita di quella complessa e affascinante metropoli che è Napoli.

Difficile dire se “Ghostwriters” somigli più a "Loop", "Metaversus", "K album" o “Underpop". Siamo dinanzi ad un buon lavoro, dove splendide esecuzioni (“Lontano” o “Carcere”) si mescolano con sfumature pop (“L’alba” o “Smania e cagnà”): forse troppo melodico in certi frangenti; troppo rare quelle “partenze sonore” del gruppo, quelle che sapientemente invitano al viaggio interiore. Un album che insomma mette al chiodo il giro elettrico, accantona gli ondulamenti, le sperimentazioni elettroniche e profondità dub che “dall’alba” di “Loop” e “Metaversus” ci avevano “svezzato” al loro mondo, per abbracciare ora un forma più morbida dove tutta la partenopeità pop disillusa e melodrammatica viene in superficie automaticamente, quasi un proseguo di “Underpop” del 2003, ma molto più riflessivo.

Le collaborazioni presenti in questo album sono notevoli. Tanti gli amici che hanno arricchito il CD del loro contributo come Riccardo Sinigallia in "Avere una vita davanti", Marina Rei in "Smania 'e cagnà" e Filippo Gatti in "Le Verità" come Max Gagliardi, figlio del grandissimo Peppino, che ha suonato il piano ed ha scritto le parti per gli archi, come Claudio Martinez che ha fatto splendide foto e ha suonato l'armonica in "Accireme".