24 Grana – La Stessa Barca

Esistono band che sono sempre in bilico, come dei trapezisti: ad un dito dalla grande scena mainstream ma al tempo stesso, come tutti i veri artisti, profondamente e storicamente incastrati in un ambito underground. I 24 Grana rientrano a pieno titolo in questa categoria, vuoi per il cantato che enfatizza da sempre (come se ce ne fosse bisogno) le loro radici partenopee, vuoi per le continue sperimentazioni che hanno segnato le evoluzioni musicali del gruppo. Sono un’istituzione seppur di un mondo più minuto di quello a cui potrebbero accedere. Come da tradizione i testi sono impregnati di dialetto, tanto che probabilmente in molti ricorreranno alle note a piè di pagina (“Turnamme a casa”), ma la musicalità risulta moderna fin dai primi accordi, complice anche la tecnica di registrazione completamente in analogico ed il contributo dei Chicago Mastering Studios di Bob Weston. L’album lavora su umori diversi anche perchè affronta temi lontani tra loro (il bullismo, l’imprevedibilità del futuro, la droga, il cambiamento) ma tutti comunque riconducibili alla classica proposta targata 24 Grana. Indie Rock e new wave si mescolano con grande agilità, a volte con sfumature eleganti e ricercate (“Salvatore” dalle sonorità alla Them Crooked Vultures, e “Malavera”) altre invece stringendo l’occhio ad un gusto più radiofonico (“Ombre” e “Germogli d’inverno”). Ma è difficile riassumere l’approccio musicale di una band che con facilità piazza una “Ce pruvate Robé” dalle note grunge/post-punk e riesce a muoversi in questo modo su un campo così esteso e variegato pur non facendolo risultare un campo minato. I pochi assoli sono fatti con gusto e sempre privi di sbavature ed eccessi ma ciò che davvero avvicina la band alla poesia è la bellissima metafora della barca nella titletrack rispetto alle difficoltà che il mondo sta vivendo in questi anni, difficoltà crescenti come il mare in burrasca ed il vento che incalza (letteralmente “ ’o mare tira e ‘o viento l’arrevota”). La musica rappresenta il loro asso nella manica: spesso le linee vocali banalizzano e coprono un pò le mutevoli melodie che andrebbero valorizzate maggiormente ma, in generale, non possiamo (naturalmente) muovere critiche al lavoro del grande Steve Albini. Certo è che se tutte le band avessero la loro capacità di rompere gli schemi e di non essere uguali a se stessi, noi potremo sicuramente godere di musica qualitativamente migliore in questo mondo fatto di cose effimere.