31 Knots – Trump Harm

Trump Harm è per il gruppo statunitense di Portland il settimo album; il cd, uscito in maggio, è un escalation di 10 brani  istintivi ma allo stesso tempo nostalgici che non imprimono però abbastanza forza, lasciando come non totalmente convinto chi ascolta.
Il disco, in ogni caso, stuzzicherà sicuramente chi ascolta Indie perché ha  una marcia in più rispetto ai gruppi più commerciali mancando però nella parte melodica, un po’ arenata, come se fosse bloccata, senza riuscire ad andare oltre.
 Molto interessanti le sperimentazioni in “Candles On Open Water” che con un riff di chitarra su una rimbombante base alle spalle, riesce a far emergere in maniera diversa anche la parte vocale.
Il trio, capitanato Joe Haege (voce e chitarra) con alla batteria Jay Pellicci e al basso Jay Winebrenner,
 ha sicuramente marcate influenze wave e, nonostante in molti brani ci sia un continuo strascico pop poco originale e già sentito, riesce comunque a lasciare in ogni pezzo qualche dubbio e ascoltando con più attenzione, si può scoprire qualcosa che inizialmente era sfuggito.
In “Egg in my face” c’è qualcosa di molto interessante e ipnotico anche se il cantanto ha molto di un antico Sting nel periodo dei Police.
“Love In The Mean Of Heat”  è uno dei brani più belli che si divide i due parti, entrambe riportano continue citazioni ma conducono anche a inaspettati cambiamenti.
Nell’album sembra comunque mancare quel mordente che può portare il gruppo al di fuori del ristretto numero di fan.