A Toys Orchestra – Midnight Talks

..A Toys Orchestra – Midnight Talks

Gli …A Toys Orchestra sono l'eccezione che conferma la regola. Mi spiego meglio: Spesso ci capita (mea culpa) di additare i gruppi italiani di eccessiva esterofilia, soprattutto quando ci si trova di fronte ad artisti che scelgono la scorciatoia dell'inglese, per sfuggire la difficoltà di esprimersi in italiano. Lungi dal ripudiare il mio credo che mi fa stravedere per gruppi come gli Afterhours che hanno sfidato l'ostico idioma italico (stravincendo), devo ammettere che questo pregiudizio si annulla del tutto di fronte a band come questi …A Toys Orchestra

Infatti questo gruppo campano rifugge totalmente qualsiasi provincialismo risultando sia per attitudine che per sound una band assolutamente cosmopolita e quindi a proprio agio con la lingua inglese ed il sound d'oltremanica. Detto questo passiamo al succo di questo splendido MIDNIGHT TALKS, quarto disco per Enzo Moretto e soci, composto da 14 pezzi (ovviamente tutti in inglese) perfettamente coerenti nella loro diversità. Rispetto ai lavori precedenti il sound si è fatto molto più rock, sanguigno ed in generale più a fuoco, anche se rimane latente una certa attitudine verso un pop dalle tinte teatrali, psichedeliche e volutamente inconcludenti.

Lontana da ogni moda la band di Agropoli, in pieno revival anni '80, sposta il tiro una decade più indietro dando vita ad un'opera che non avrebbe sfigurato per nulla nei magnifici anni '70, in mezzo a gruppi come Pink Floyd, Queen, Supertramp ed altri nomi leggendari. Già perchè sono proprio questi i riferimenti più immediati per un disco che si presenta come un'opera rock dove ogni canzone, seppur pienamente indipendente, è la naturale prosecuzione della precedente. Ascoltate la furia di "Mystical Mistake" ed il riferimeto ai Queen ed alla loro "We will rock you" sarà immediato, stesso discorso per pezzi come "Red alert"e "Celentano" la cui malata solarità porta alla mente il genio folle di Syd Barret.

I Pink Floyd ricorrono spesso in questo disco che per omogeneità ricorda (con le dovute proporzioni)il seppur inarrivabile THE WALL, eppure brani come "The day of the bluff", "Plastic Romance", "Backbone blues" e "Look in your eyes" trovano i loro parenti più diretti nella ditta Waters/Gilmour.

La vera sopresa però deve ancora arrivare, e risiede nei pezzi che non trovano altri richiami che negli autori stessi : infatti pezzi come l'iniziale "Sunny Days"(che dimostra come la bellissima "Invisible" non sia stato un colpo di fortuna) la struggente "Pills on my bill" e la rasserenante "Summer" sono le controprove della completa maturità raggiunta dall' Orchestra, che si può dire ormai pronta per qualsiasi palco italiano ed estero.