AC/DC – Black Ice

AC/DC – Black Ice

Otto: tanti sono gli anni trascorsi dall’ultimo episodio in studio della epopea AC/DC. Quindici gli album studio che hanno costellato la carriera di uno dei più grandi gruppi della storia del rock. E ancora, trentacinque, i tanti lunghi anni che hanno visto i fratelli Young scorrazzare sul trono del rock in lungo e in largo sui palchi di mezzo mondo: una vita intera.

Black Ice vede finalmente la luce con alle spalle numeri importanti e pesanti; tuttavia, guardando la cose da un altro punto di vista, alla vigilia si insinuava il dubbio che proprio uno di questi numeri, quello degli anni dei protagonisti (“importante” anche esso a dir poco), avrebbe potuto pesare veramente sul destino di questo nuovo nato.

Ma andiamo con ordine e parliamo di questo dischetto. Lo faremo nel modo più semplice e diretto possibile, senza giri di parole né ghirigori espressivi, proprio come i nostri amano esprimersi nella loro musica.

Dunque, Black Ice, non delude, assolutamente. Anzi, spacca come nella miglior tradizione che li contraddistingue.
Il loro sound è ancora quello di una volta e lo smalto di un tempo non sembra poi così tanto appannato dall’età avanzata. Angus è ancora lì, con la sua chitarra brillante e massiccia a farla da padrone in 13 pezzi, abile a galvanizzare l’inconfondibile contesto hard rock con il solito contributo di riff acidi e elettrizzanti e soli ispirati e coinvolgenti

L’ascolto scorre facile per tutto il lotto delle canzoni, a dire il vero forse troppe per il tipo di musica, che forse non spiccheranno per genialità e trovate ma che sicuramente faranno scapocciare per bene l’ascoltatore dalla prima all’ultima nota. Obiettivamente parlando, la qualità dell’album non possiede probabilmente il dovuto equilibrio in tutti i pezzi, ma anche quelli meno ispirati possono tranquillamente soddisfare qualsiasi metallaro/rockettaro e la voglia di rock vero e “stradaiolo”.

D’altronde l’immediatezza, la sincerità e la spensieratezza sono sempre stati componenti fondamentali della loro ricetta e, seppur accostate inevitabilmente alla maturità, risaltano a dovere nel fresco impatto, nella energia “caciarona” e nello spirito blueseggiante che Young e soci hanno saputo ancora un volta trasmettere a “Black Ice”.

Beh…bentornati! “We salute you!!”