Adam Carpet – S/t

Aria di Timoria forse, no Diego Galeri tronca sul nascere ogni aspettativa. Certo in tempi di reunion e raschiamenti al limite del parossismo tutto è possibile, ma questo è un altro discorso.
Con la sua nuova etichetta Diego ha dato vita a un progetto, Adam Carpet, insieme a Edoardo Barbosa, Silvia Ottanà, Alessandro Deidda e Giovanni Calella.
Con un secondo batterista e due bassisti (come fu per Fripp nel 1994 per l’album Thrak) che riempiono il suono fatto anche di synth, gli A.C. fanno risuonare minacciosi i propri strumenti sfruttando l’elettronica per inventare irresistibili ritmiche danzerecce (Mammasourade).
Il giro di basso ipnotico, pochi pattern ritmici e il suono delle chitarre para tooliano (in realtà più vicino ai One Minute Silence di Buy Now…Saved Later) sono le fondamenta su cui si basa Carpet, opener di questo omonimo disco.
In tutto una dozzina di brani strumentali con cassa ben in evidenza, fatti di rock e atmosfere à la Mogwai, post rock che si sporca con l’elettro-wave attraverso un sound ripulito e scintillante come una fredda armatura.
Sono strumentali, amano far bene i compiti di matematica calcolando ogni passaggio evitando sbavature. La loro perizia tecnica friziona bypassando ogni sfregamento.

Non il massimo dell’omogeneità stilistica, ma le atmosfere cangianti evocano atmosfere cinematiche che lasciano emergere un continuo cambio panoramico. 

Qualche intarsiatura ambient arricchita da effetti estranianti completa questo interessante lavoro.