Air – Pocket Symphony

Air – Pocket Symphony

Gli Air si confermano realtà dalle fattezze concrete, nonostante la loro inafferrabile capacità compositiva e la loro tipica semplicità nel riuscire a fare cose complesse e articolate.

Jean-Benoit Dunkel e Nicolas Godin hanno preso la rincorsa necessaria per lo slancio decisivo, dopo un ottimo inizio e qualche passaggio a vuoto, o quantomeno opinabile.

Pocket Symphony è nato, contemporaneamente alla (splendida) produzione dell’album di Charlotte Gainsbourg (5:55), senza perdere mai di vista le melodie ariose di un futuro possibile.

L’album non si limita a ribadire vecchi concetti, ma allunga le iperboli e amplifica la visionarietà. Un disco dal tocco raffinato; maniere ormai acquisite di uno stile unico. Brani pensati come un insieme capace di ammaliare, incuriosire, cullare. Dodici tessere di un mosaico cristallino.

Nella prima parte troviamo gli architravi del disco. “Once upon a time”, è un singolo discreto, rilassante. “Napalm love” è un passaggio piacevolmente distorto, ripetitivo, penetrante. L’intervento di Jarvis Cocker in “One hell of a party” rende il cielo più cupo, meno solare ma più aderente ad una realtà altrimenti troppo illusoria. L’aria che si respira è fresca, a tratti rarefatta (“Left bank”). Sul finire si trovano, sparsi ma ordinati, oggetti d’abbellimento (“Mer du Japon”) di un arredo altrimenti inutile (“Photograph”). Un lavoro d’ascoltare senza alcuna fretta, lasciando che il suono si sedimenti con cura e modi gentili.

Roberto Paviglianiti