Amatris – Imprisoned

Amatris – Imprisoned

Di band di matrice gothic che giocano sull’alternanza voce femminile/voce maschile è, oramai, inflazionato il mercato. L’avere successo non dipende più solamente dall’effettivo valore artistico, visto che tutte le band hanno raggiunto un discreto livello qualitativo, ma da imperscrutabili fattori di mercato che poco, o niente, dovrebbero avere a che fare con la musica.

In questo tutt’altro che roseo panorama provano a dire la loro anche gli Amatris, fautori di un gothic-doom metal non proprio originalissimo ma sicuramente ben curato: con questo “Imprisoned”, la band tedesca (al terzo album) scandaglia territori più oscuri, creando atmosfere tristi e crepuscolari.

La voce della cantante Janett Baade ci introduce “The wasteland of my belief” dove si alterna con il growl e lo scream di Barth, master mind e cantante del gruppo; la sensazione di deja-vù è forte, ma è comunque un onesto mid-tempo, nobilitato da un’evocativa chiusura di pianoforte. La successiva “Gefornte Traume” ci guida per gli ameni lidi del germanico idioma, con Barth che di mostra la sua poliedricità sfoggiando anche le clean vocals.

Il songwriting degli Amatris risulta omogeneo ma efficace: le chitarre di Woldt e Schwarz fanno il loro sporco lavoro, mentre la sezione ritmica assicura un tappeto sonoro e potente. Il lato oscuro è rappresentato dal fatto che in questo modo non c’è una canzone che spicca, le tracce si susseguono quasi senza soluzione di continuità, lasciando ben poco all’ascoltatore.

Alla fine dei conti, comunque, “Imprisoned” si rivela un buon album che, anche se non rimarrà nella storia della musica, magari si potrebbe ritagliare uno spazio nei vostri ascolti.