Amplifier – Insider

Amplifier – Insider

Alla faccia del gruppo giovane e di belle speranze! Gli inglesi Amplifier, giunti appena al loro secondo album, dimostrano una dimestichezza con la musica che non è facile trovare in una band in attività da così pochi anni. In 60 minuti regalano un omaggio a quanto il rock contemporaneo può offrire: un viaggio in lungo e in largo per il rockerama che fa visita ai Radiohead di “OK Computer” e “The Bends”, e poi non teme di buttarsi in picchiata in direzione Tool, con tutti gli sballottamenti del caso. Se poi i fraseggi di chitarra del leader Belamir ricordano da vicino quelli di Kim Thayil dei Soundgarden, si ode più forte lo scorrere di sangue grunge nelle vene, contaminato però da troppe scorpacciate di Pink Floyd e funghetti vari.

Esagerazione? Descrivere il sound degli Amplifier, cercando di tradurlo in qualcosa di più familiare, è impossibile se non con questi paragoni. E nonostante questo, i nostri riescono a mantenere una precisa identità, dimostrando di saper non perdere mai l’orientamento, pur avendo tentato l’impossibile immergendosi in un così ampio spettro di contaminazioni. Punto di riferimento rimane una verve ritmica potente e avvolgente, sul quale possono sfogarsi sprazzi di melodie ariose e orientaleggianti, mentre,sotto un fitto incastro di tessuti armonici, fanno capolino interventi elettronici di grande effetto nel tentativo di dilatare le atmosfere.

Pur non essendo un album propriamente easy-listening, il lavoro scorre che è un piacere, condotto da un suono sempre asciutto e una proposta che, pur girando intorno alla song form, non ne disdice completamente i principi, riservandosi però la possibilità di modificarla a proprio piacimento. Meno male che non c’è due senza tre!!