Arcade Fire – The Suburbs

Era il 2004, un anno prima ELEPHANT degli (White) Stripes aveva scosso non poco le fondamenta del rock, ma anche se di ottima fattura si trattava pur sempre di rock revival. L'ondata indie, nata ad inizio millennio, con a capo gli Strokes si era invece infranta ben presto sulla riva mostrando tutte le proprie magagne. Il rock aveva bisogna di una nuova morte e quindi di una nuova vita. Era il 2004 e molti indicavano l'Australia come la nuova mecca del rock, si attendevano le prova del nove di gruppi come Jet e Vines (si perderanno nell'anonimato qualche anno dopo). Ed invece le ceneri del rock, covate sotto la neve e spazzate in aria dal blizzard, verranno raccolte da un' atipica band canadese che le riaccenderà definitivamente il 14 Settembre del 2004, l'anno in cui FUNERAL illuminò come un lampo la scena rock mondiale. NEON BIBLE (2007) seguì l'esordio come lo scroscio di un tuono segue la luce di un lampo e la sua imperiosità convinse anche i più diffidenti che FUNERAL non era stato una botta di fortuna.

Gli Arcade Fire, ormai sulla bocca di tutti (Chris Martin, Bono, Peter Gabriel…)arrivano sosprendentemente al loro terzo album così come erano nati: nel silenzio e nell'anonimato più totale. THE SUBURBS infatti esce quasi in sordina, pubblicato in piena estate (2 Agosto 2010) con una promozione pressochè nulla.
Ma non c'è da stupirsi, Win Butler e soci lasciano alla loro musica il compito di promuoversi ed il disco balza ben presto al primo posto ovunque (Belgio, Portogallo, UK, Irlanda, USA, Norvegia e naturalmente Canada) tranne che in Italia, dove le salme di Vasco e Ligabue continuano a spopolare.

THE SUBURBS ha il duro compito di aggiungere ancora qualcosa all'mmaginario musicale creato dai due capolavori precedenti. Stavolta Butler e soci non possono affidarsi all'effetto sorpresa giocato con FUNERAL, nè possono riproporre gli inni di NEON BIBLE. Ed infatti il disco al primo ascolto risulta più ostico e sfuggente dei suoi precedenti: parte con le atmosfere addirittura spassose di "The Suburbs", si irrigidisce con la secca e tesa "Ready to start", rallenta e sembra impantanarsi nelle false partenze di "Modern Man" e ritorna per un momento agli esordi barocchi con "Rococo".

Insomma THE SUBURBS sembra proprio essere il disco della libertà artistica, sembra proprio che Win e soci, dopo aver viaggiato al massimo nei dischi precedenti, si siano presi il giusto tempo per dar vita ad un album meno emotivo e per alcuni versi più divertente e leggero. Tra le numerose tracce (16) che vanno a comporre la tracklist di SUBURBS si alternano furiose cavalcate noisy ("Empty Room" e "Month of May"), ballate pop giocate in totale controtempo ("City with non children" e "We used to wait") dolci cantilene ora pop ("Half light I") ora folk ("Wasted hours") ed anche inedite ballate dove non è difficile scorgere Brian Wilson ("Deep blue").

E' ancora presto per dire se SUBURBS raggiungerà FUNERAL e NEON BIBLE nel paradiso dei capolavori, intanto chi vuole può ballare sulle note "Sprawl II".