Architect – The Analysis Of Noise Trading

Architect – The Analysis Of Noise Trading

La glacialità si espande negli accordi iniziali. Il gelo elettrico di “St.Vodka (Mother Russia)” avvolge la teatralità introduttiva di “The Analysis Of Noise Trading”, nuovo album di Architect. La melodia è sussurrata, galvanizzata tra le batterie sapientemente disegnate in maniera complessa, armonizzata al gusto epico che fa da asse portante all’intero disco. Dopo “I Went To Shopping To Get Some Noise”, uscito lo scorso anno, il suono diventa ancora più maturo ma meno coriaceo, l’industrialità della concezione ritmica scioglie, taglia e leviga l’eco del metallo, liquefatto tra le tracce del lavoro. Come un fabbro del ritmo Architect mostra la duttilità e la malleabilità dei percorsi ritmici Industrial, imprimendo il proprio marchio su un supporto audio difficile ma tessuto di elucubrazione. Ritmiche attente, architettate con meticolosità chirurgica, si compongono con armonie dolcemente in contrasto e si arricchiscono di particolari spinti verso lo spazio, quasi oltrepassando la via lattea. Tutto l’album trasuda di coerenza in fibrillazione. Da segnalare “Radio Einheit (Fine Mechanism)”, con le sue chitarre rielaborate, e “A Monkeys Testdive In A Highspeed Car With A Broken Stereo” che ripercorre in maniera fantasiosa e innovativa il patrimonio Dance degli anni ’80 e lo accorda con il motivo trainante dell’album. Un altro gioiellino? “Ulverized Substance” strizza l’occhio agli Young Gods di “TV Sky” e li accompagna in un viaggio stile ritorno al futuro. Il finale è un remix, in cui la traccia di apertura si dinamizza fino al dancefloor. Architettare una costruzione sonora in cui l’elettronica non si involva pur rimanendo autocelebrativa: pare sia questo il risultato della sonora analisi of noise trading. Ascoltare per credere.