Arcturus – Sideshow Symphonies

Arcturus – Sideshow Symphonies

Un’oscura presenza aleggia nello spazio siderale. Sono i norvegesi Arcturus; il loro ultimo lavoro, “Sideshow Symphonies”, è un album tanto potente quanto disperatamente interessante e coinvolgente. La formula è di quelle che catturano al primo ascolto. Si tratta infatti di un Metal inconsueto, a metà strada tra il Prog e l’Epic, con elementi elettronici che fondono il tutto.
Hibernation Sickness Complete inizia con il freddo dello spazio siderale che ti assale da dietro, per poi esplodere in un vortice di chitarre incastonate tra stop and go pirotecnici, tipici del Progressive. In tutto questo ben si posiziona la voce del nuovo vocalist Simen Hestnaes: riesce a descrivere (con la sua notevole estensione), i vari stati d’animo proposti dalla musica del gruppo. Sembra di cavalcare un’astronava alla volta di mondi incredibilmente lontani. Le strizzatine d’occhio all’elettronica dell’intro della seconda traccia, Shipwrecked Frontier Pioneer, lasciano spazio ad un pezzo che richiama certo Metal Epico europeo, con cori femminili a far da contrappunto al calore e alla nasalità del principale interprete vocale. Demon Painter è la prima traccia dedicata ad atmosfere più sospese; se non fosse per il tappeto elettrico proposto dalle sei corde, il tempo della batteria farebbe pensare ad una ballad. A rendere imponenete il pezzo uno splendido contributo arriva dai giochi di tastiera, che regalano suoni siderali e decisamente inquetanti. Evacuation Code Deciphered inizia con dolci arpeggi di chitarra, sorretti da echi di archi in sottofondo; la calma regna, almeno fino a quando irrompe lo straziante canto di Simen, carico di disperazione e malinconia ma sempre ben posizionato su registri acuti. Ben confezionati, nell’ambito dell’economia del dsco, degli stop-time di tastiera (i vertiginosi assoli accrescono la tensione). Un disco che fa ben sperare per il futuro di un genere troppe volte relegato a comprimario nel mondo della musica.