As Cities Burn – Come Now, Sleep

As Cities Burn – Come Now, Sleep

Radicale cambio di rotta per gli “As cities burn”: una line-up completamente rinnovata e un cambiamento stilistico tanto terrorizzante quanto convincente.
Dopo una breve pausa dal precedente “Son i love you at your darkest” il quintetto americano abbandona l’impronta caratteristica che li aveva portati alla luce nel panorama metal-core americano; per migrare verso una forma espressiva più conforme alle loro esigenze.
Un cambio di rotta non solo appropriato ma anche funzionale considerando la recente perdita del cantante T.J. bonette, protagonista e screamer incontrastato del precedente album.
Della sezione vocale, in questo caso, se ne occupa il fratello, Cody bonette, già chitarrista della band e singer sporadico. Riascoltate “the widow”, oscura e intimista, contenuta nel precedente album, ed in questa riscontrerete l’inconfutabile punto d’origine del loro rinnovato sound.
La loro intenzione in effetti è quella di mettere in chiaro le spiazzanti novità fin dall’inizio. L’apertura è affidata a “Contact”, space ballads dal sapore malinconico, dove fraseggi di chitarra pinkfloydiani defluiscono su un tappeto ritmico quasi svogliato.
Empire, The hoard e Clouds, a mio parere, rimangono 3 episodi nei quali viene convogliata gran parte dell’energia del disco, caratterizzati da un’approccio vocale affilato capace di trasformarsi da docile ninna nanna a rabbioso frastuono.
Basso e batteria costruiscono un esoscheletro ben consolidato, matematicamente quadrato, poco incline a smarrirsi in erronee divagazioni strutturali.
All’ interno di questo corpo si divincola instancabile una chitarra dall’umore noiseggiante, che intarsia fraseggi su se stessa mantenendo sempre viva l’attenzione dell’ascoltatore (our world is grey, Tides).
Un funereo motivo di chitarra ci introduce invece in “Timothy” percorso di espiazione finale dell’album.
13 minuti di rock psichedelico dal sapore acerbo e instabile dove gli sfoghi vocali di bonette lasciano spazio al leit-motiv iniziale, che insidioso,come un triste ritornello, rientra in scena rindondante.
Il tutto implode in un ambiente plumbeo e rilassante,dove un chitarrista ebbro, approfittando di un’inconsistente accompagnamento asettico, continua instancabile la sua performance dall’andamento soporifero, abbandonandosi ad una stasi glaciale.
Totale disfatta.