Autolux – Transit Transit

Ci mettono ben cinque anni gli Autolux per dare un seguito al fortunato esordio “Future Perfect”.La band fa le cose in grande concedendosi il lusso del produttore, di fine grana, T-Bone Burnett e moltissimo tempo per sistemare tutti i dettagli. Proprio per questo motivo, forse, l’album potrebbe apparire leggermente più statico, meno fresco insomma.

Il sound oscilla fra i Sonic Youth, ripuliti dall’eccesso di rumore, e alcune nenie alla Blonde Redhead. In alcuni passaggi (Superloys) scorie psichedeliche contaminano i contenuti vocali di Transit Transit.Il risultato è pop melodico costruito sulla voce fragile, che sembra spezzarsi da un momento all’altro.

Le nuove soluzioni melodiche traggono maggior beneficio da questo lifting del dettaglio. Le atmosfere di “Spots” sono sognanti, prevedibili, a volte, a causa di una vera evoluzione della band.I fan potranno storcere il naso di fronte alla mutazione degli Autolux ma pur rimanendo immutati gli ingredienti, compresi i difetti, il meccanismo funziona. Il cantato è sempre svogliato, ma più a fuoco, in sintonia con il songwriting basato sulla formula piano/voce, imbevuta di effetti elettronici. Le chitarre invece sono monotematiche, quasi ossessive in “Headless Sky”.

Chiude il cerchio “The Science Of Imaginnary Solutions”, perfetta fusione fra il passato e il nuovo percorso della band.