Autumns, the – Fake Noise from A Box of Toys

Autumns, the – Fake Noise from A Box of Toys

Arriva l’autunno e sorretto dal vento freddo arriva quest’album: Fake Noise From A Box Of Toys.

Come, passata l’estate, è facile che ci si affezioni alla pioggia o al cadere delle foglie secche, così, lasciate da parte melodie troppo malinconiche e grigie, è facile che ci si faccia prendere da un suono più violento, energico, eppure, a suo modo, etereo. Sarà perché la voce del cantante Matthew Kelly ricorda l’intensità di Jeff Buckley o si sforza di riprendere il Thom Yorke più “acuto”, o sarà semplicemente che The Autumns sanno suonare. E se non basta, dirò di più.. sanno spe-ri-men-ta-re.

La band nasce nel 1997 a Los Angeles, California e in dieci anni di attività colleziona quattro album, tre dei quali prodotti dal bassista dei Cocteau Twins, Simon Raymonde, sotto l’etichetta Bella Union che già comprende artisti come Midlake o Laura Veirs. Alla chitarra Frankie Koroshek, al basso Dustin Morgan e alla batteria Steve Elkins.

Si presentano con un primo brano di appena 50 secondi, voce solenne, chitarre distorte in sottofondo, da ascoltare a volume altissimo: Turning strangers into friends and friends into customers.

Boys invece ricorda i Foo Fighters, davvero molto forte e dal ritornello che sembra colonna sonora di una gara automobolistica mozzafiato.

Poi viene Clem, in cui una chitarra hard rock apre la scatola dei giocattoli e cede il posto a un suono più morbido, quasi un carillon, e a continui cambi di ritmo, che rallenta solo durante il ritornello.

Dopo il gioco, ecco una ninna nanna: The midnight knock. Una voce dolce e una chitarra sono accompagnate da morbide rullate di batteria e l’acuto che regge per tutta la canzone fa venire in mente, voglio esagerare, le atmosfere da Sigur Ros.

Killer in a drag ricorda molto, almeno all’inizio, Bones di quel fantastico The Bends radioheadiano, ma la condisce con più noise e con un intro da carillon.

Night Music ci fa tornare in mente invece i Muse di Showbiz, la voce calma e disperata, le distorsioni di chitarre, un intermezzo di ritmo sincopato e un ritornello alla.. ehm.. Take That (!!!). Eh già, a volte, a voler variare, si esagera…

L’album contiene dodici tracce, che procedono tra cambi di ritmo e di stile, tra chitarre morbide e distorte, tra voce e (poche) parti strumentali.

Degna di nota è Uncle Slim che forse rinuncia ad esplorare strani territori per presentarci un emzionante crescendo di voce e strumenti. All’inizio si sente anche un pianoforte.

Altro brano in cui si pecca un po’ nel mischiare suoni è Adelaide, che parte bene, con ritmo sostenuto e voce pulita, finchè il tutto non viene sporcato da chitarre e batteria che più che accompagnare sembra disturbino.

Insomma, The Autumns osano, e lo sanno fare. E se a volte per sperimentare ci si trova in un bosco sprovvisti di bussola, non ci si deve disperare, ma continuare con coraggio per la propria strada. Chissà che il falso rumore della scatola di giocattoli non si trasformi in melodia…