Bad Apple Sons – st

Bad Apple Sons

I Bad Apple Sons sono uno sviluppo embrionale primordiale, lunga gestazione che si muove attraverso lo “zigote” (Clemente Biancalani: voce, tastiere, percussioni metalliche), la “morula” (Andrea Ligia: batteria, percussioni metalliche) la “blastula” (Andrea Cuccaro: basso) e la “gastrula” (David Matteini: chitarre). La band, dopo aver vinto il Rock Contest di Controradio 2008, dopo le aperture dei concerti di Offlaga Disco Pax e Zu, “partorisce” un omonimo primogenito.

L'album porta in grembo la “qualità durevole” di un rock torvo, tenebroso, pungente ed evocativo, dalle sonorità polverose, crude e rarefatte. Nasce così un bimbo musicale fatto di cellule sonore variegate dove ectoderma, mesoderma ed endoderma si fondono dando vita a un'oscura e trascendente placenta rock, mossa da arcaici rumori dipanati in musica.

Il preludio Matterhorn suona come acustica ancestrale su base metallica e violini eclettici; The Cailm è acido monologare; Take This Moral Tea è suono morboso guidato dalle visioni ossessive di un Jim Morrison, fantasma ammaliatore; Backroom Facials si avvale di un'efficace fisicità ritmica. La seconda parte dell'album è affidata alla sperimentazione e all'onirica ouverture, Whales Are Watching, che incede su pulsazioni di batteria elettronica. Seguono: Y.O. (Screamin' Monkey), rito che avanza tra mantra sussurrati e sonanti ritmi primitivi; le violente distorsioni di Namby-Pamby; Matterhorn II. I'm The Cutter è un lungo pezzo di rumori, tubi metallici, voce metamorfica e note di basso. Il disco si chiude con Brag About, piano e organo armoniosamente bisbigliati.

Finita l'”incubazione”, l'album si rivela essere un fascio acustico di luce carico di vita; uno splendido apple-baby frutto di un peccaminoso ritmo tribale dal colore indaco.