Bancale – ep

Bancale – ep

“Capitalism stole my virginity”. Nulla più di questo vecchio brano degli I.N.C. racchiude il senso di questo ottimo EP dei Bancale. Immaginate la provincia bergamasca, la nebbia, il grigiore fisico e mentale di qualcuno che in una mattina da buttare, si accinge ad iniziare il solito lavoro al cantiere o in fabbrica. Immaginate di poter ascoltare i suoi pensieri mentre il corpo compie azioni ripetitive e svogliate. I Bancale sono riusciti ad ascoltare questi pensieri ed a cantarli in tutta la loro violenza.

Post-rock, noise, sono alcune delle definizioni che possono spiegare il sound di questi tre ragazzi. “Coproduci”, “Corteccia”, “Crepa”, “Crinale” e “Dolore”, sono i nomi delle 5 tracce che vanno a comporre questa opera prima. Disco dove l’incontro tra il rumore e il silenzio genera una miscela che ha il potere di colpirti come un pugno nello stomaco, per poi cullarti fino a ridonarti il respiro. Un disco di sangue, cuore e dolore.

Sangue grondante dalle trame blueseggianti della chitarra di Fabrizio, cuore che batte nei ritmi ancestrali dei tamburi di Fabrizio e il mondo esterno che disturba, squarcia e violenta con le lamiere e i legni sempre suonati dal buon Colombi. E poi una voce che dice-canta, il flusso di coscienza di Luca, che con un filo di voce e una tonnellata di rabbia sputa fuori il vuoto di una società tutta incentrata sul (co)produci-consuma-crepa.

Complimenti a questi tre ragazzi che in poco più di due anni di vita sono riusciti dove molte band italiane non riusciranno mai: a divincolarsi dall’ombra del rock d’oltremanica per trovare uno stile del tutto personale.

Ascoltare i Bancale sarà come scoprire la nostra società dalla sua coltre di nebbia e osservare la pochezza che vi si nasconde sotto.