Barbarotta, Giorgio – In Centro al Labirinto

Giorgio Barbarotta – In Centro al Labirinto

Immediatamente dopo l'accozzaglia di superficialità e mediocrità che prende il nome di Festival di Sanremo, ci capita tra le mani un disco di un giovane cantautore di Treviso che ci ha letteralmente stregato.

“In Centro al Labirinto” di Giorgio Barbarotta è in pratica la dimostrazione che non tutta l'Italia si è fottuta il cervello seguendo mode di frangette color corvino o di trasmissioni pseudo musicali che predicano il verbo della deriva culturale che ci sta inghiottendo. Fortuna nostra esiste ancora qualcuno, in questo vecchio paese, che scrive pezzi semplici ed emozionanti, parlando d'amore senza banalità utilizzando quelli che sono stati gli strumenti che hanno fatto le fortune della nostra tradizione musicale.

Il disco in oggetto non rappresenta l'esordio discografico dell'artista. Dopo un passato rock con i Quarto Profilo pubblica come solista nel 2005 il cd “Schegge (di vita propria)” riuscito connubio tra canzone d’autore, rock acustico, folk e blues. Propone attualmente due spettacoli dal vivo tratti dai suoi lavori: un concerto con una formazione di 6 elementi e un concerto-reading in duo (voce-pianoforte).

Barbarotta dimostra di essere un artista completo. La scrittura è ispirata (i suoi testi fanno riferimento alle passioni umane senza essere imprigionati in vecchi modelli inflazionati) così come la fase di architettura dei brani (nel brano che dà il titolo al lotto si incrociano piacevolmente elementi acustici e sezioni di fiati che rendono ottimamente la sensazione del movimento circolare che il testo suggerisce). Si tratta del resto di un disco elegante e dal sapore vintage (le emozioni che suscita sono discrete e pacate, decisamente in rotta con la musica usa e getta che si ascolta in radio in questo periodo), che acquista nuove sfumature ad ogni ascolto.

Una voce profonda e amabilmente calda si staglia su arrangiamenti che si potrebbero definire Pop, Folk e Blues senza offendere nessuno. Non è solo un'attitudine gentile e in linea con le nostre tradizioni più antiche a fare la fortuna di questo ottimo lavoro; la sua storia è legata alla bellezza delle melodie che propone (Inno alla Vita merita un plauso particolare per la sua cristallina puerilità) e alla curiosità che le liriche sanno suscitare (il paragone con De Andrè è tanto azzardato quanto obbligato).