Battles – Gloss Drop

Gloss Drop non nasceva con il favore dei pronostici. Non era assolutamente agevole per i Battles riuscire a dare un seguito a quel miracolo del 2007 che rispondeva al nome "Mirrored": un vero e proprio ottovolante di math rock che miscelava sapientemente rock, prog, elettronica, post, dance(!?!) e follia allo stato puro.
Il valido seguito di un capolavoro deve avere necessariamente almeno una caratteristica:  essere baciato dallo stesso genio del predecessore ma allo stesso momento riuscire ad essere indipendente dal passato.  Insomma deve saper splendere di luce propria e non soffrire il confronto col  fratello più vecchio.

OK. Diciamolo subito. Gloss Drop e Mirrored sono diversi; ma anche i Battles sono diversi.  Sì, perchè da combo formidabile si sono trasformati in terzetto a causa dell'uscita dal gruppo di Tyondai Braxton, che tutto era tranne che l'ultimo arrivato: formidabile alle chitarre, ai campionamenti e sapeva bene come giocare a dovere con le voci.
E qui la domanda nasce spontanea: alchimia saltata?? No. Solo cambiata.

Gloss Drop riesce nell'impresa di essere un album in tutto e per tutto Battles senza essere poi tanto somigliante a Mirrored. E questa è un'ottima notizia perchè dimostra che i Battles sanno evolversi e cambiare senza scadere a livello qualitativo e allo stesso tempo evitando accuratamente di ricalcare la vecchia strada sicura. Il nuovo nato trasforma la band in una sorta di power trio che mette al centro di tutto giochi ritmici perfettamente riusciti che spaziano dai tipici incastri in tempi dispari fino a sfociare in andamenti "marziali". A guarnire un'intelaiatura così solida ci pensano poi un tessuto armonico/melodico assolutamente stralunato pieno di scherzi, cantilene, filastrocche imperniate su richiami centro-africani, tribalismi, schizzofrenie frippiane, dub, post rock, elettropop improbabili e psycho funk.

Un vero e proprio vortice di generi disciolti in una musica caleidoscopica, pulsante, avvincente e dai riflessi piuttosto..gioiosi! Quello che si para davanti all'ascoltatore è infatti un math rock intriso di divertissement, ironico e coinvolgente che sai da dove parte e ma non dove va  a finire, nascondendo intuizioni e novità dietro ogni battuta.

A proposito di novità:  Gloss Drop apre le porte a vari ospiti(e che ospiti!) donando loro la possibilità di prestare la propria voce ad alcuni brani del disco. Al riparo dai filtri e vocoder che tempestavano Mirrored,  Gary Numan, Kazu Makino, Yamantaka Eye e Mathias Aguayo offrono, attraverso la loro ugola, al discorso una dimensione ancora inesplorata dai Battles che colpisce dritto il bersaglio.

In conclusione, tiriamo le somme: Gloss Drop non è il seguito di Mirrored ma la reale e concreta espressione dei Battles versione 2. Un discorso sostanzialmente nuovo, ben distinto  dal passato e al tempo stesso pregno della stessa frizzante energia e brillantezza compositiva. Mirrored era il miracolo d'esordio, Gloss Drop la conferma del tocco magico.