Baustelle – Amen

Baustelle – Amen

Atteso, bramato, sospirato, invocato.
Il nuovo lavoro dei Baustelle è finalmente realtà: immaginate voialtri le responsabilità che sono piombate addosso a Bianconi e Co dopo il fortunatissimo exploit de “La malavita” che ha catapultato il gruppo alla ribalta nazionale dopo anni e anni di dignitosa gavetta.

Piccola premessa: anche il sottoscritto, prima di sputare sentenze, ha tenuto in considerazione il fatto che “La malavita” è stato uno dei lavori più belli del rock “made in Italy” dal 2000 in poi.
Detto questo, andiamo avanti…e “Amen”.
Le aspettative artistiche, ma anche commerciali, sono state rispettate: i Baustelle non rinunciano al loro target vincente.

Il duo Bianconi-Bastreghi alla voce funziona benissimo e si eleva all’ennesima potenza sul brano “Il liberismo ha i giorni contati”, un vero capolavoro: canzone pop, riflessi new-wave, riferimenti orchestrali, scatti rock più un testo che colpisce al cuore.
Doveroso riferimento ai testi allora: consideravo il fatto che, secondo me, sono il pezzo forte della band. Non ci sono mezzi termini, non si usa il velo…(devo ancora trovare un gruppo italiano che usa frasi del tipo “un tempo avevo un sogno stupido, un nucleo armato terroristico” oppure “non abbiate pietà sfiguratelo molto con la mazza da golf, alleluja”) questo modo di scrivere piace da morire!

“Charlie fa surf” è il singolo perfetto: anche in questo caso è il testo a “tirare” il pezzo con l’ausilio di un ritornello canticchiabile. I critici musicali impazziti nell’ interpretare il significato di questa canzone!
Poi c’è “Panico!”, un vero e proprio pezzo pulp, così come “Colombo” dove la Bastreghi si fa notare.
Considero inoltre che “L’uomo del secolo” e “Alfredo” trattano quelle storie toccanti tanto care alla band di Montepulciano: un punto di forza notevole, molto più trattato che ne “La malavita”.
Le forme di Ye-yè ricompaiono in “Baudelaire”: quel dandy di Francesco Bianconi piazza il suo vocione come pochi in Italia sanno fare.
La chiusura tocca ad “Andarsene così”, il pezzo più indie dell’album: sembra di ascoltare i Mercrury Rev che suonano con un dj ai piatti sul fondo della stanza e il risultato è eccellente specialmente quando il brano “si apre”. Ma non è tutto: bisogna pazientare per ascoltare due “ghost-track” dove il Bianconi va giù fischiettando.

Tiriamo le somme: dopo l’inizio da applausi ho avuto un momento di esitazione per qualche ridondanza di troppo ma dopotutto può starci. Il mio giudizio è positivo anche perchè un album del genere era difficile farlo.

I Baustelle con “Amen” sono riusciti a mantenere la promessa ed entrano di diritto ai vertici della musica italiana: avranno ancora dalla loro i fan alternativi ma, allo stesso tempo, piacciono al pubblico radiofonico ed a chi ama il pop sofisticato per la disinvoltura con cui coniugano testi d'elite, vendibilità e raffinatezza.
Alleluja alleluja.