Bellini – The Precious Prize of Gravity

Bellini – The Precious Prize of Gravity

La voce di Giovanna Cacciola – aggressiva, sinistra, dalla buona interpretazione – e la chitarra elettrica continuamente alla ricerca di melodie frastornanti di Agostino Tilotta, sono i tratti distintivi che accompagnano i dieci brani di “The Precious Prize of Gravity”, terzo album della combriccola Bellini, composta anche dal drummer Alexis Fleisig e il bassista Matthew Taylor.

Poco più di mezzora, registrata con la collaborazione di Steve Albini, senza lode entusiastica né infamia eccessiva. Il suono complessivo della band risulta come un’insieme ben elaborato, con cambi di scenario tesi al raggiungimento della giusta attenzione dell’ascoltatore e momenti che vanno oltre la stucchevole song-form. Brani scuri, profondi, cantati in inglese, che certamente non passano inosservati, ma che ci lasciano l’amaro in bocca se analizzati sotto il profilo della fantasia e dei colori, che per lunghi tratti sembrano troppo sbiaditi, privi dell’impatto necessario. Cosicché la ricerca dei passaggi meglio riusciti ci indirizza verso due episodi che sembrano elevarsi dal contesto, citiamo quindi “The Thin Line”, per via del riuscito connubio sostanza-imprevedibilità, e “The Painter”, perchè la Cacciola sembra alzare l’asticella delle sue capacità vocali, riuscendo peraltro a sorpassarla agevolmente.

Si poteva osare e fare di più? È questa la domanda che ci ronza in testa dopo aver messo insieme cinque o sei ascolti consecutivi e dato uno sguardo al passato convincente firmato Bellini, la risposta la troveremo nella prossima prova sulla lunga distanza.