Bitter Tears – Jam Tarts in the Jakehouse

Bitter Tears – Jam Tarts in the Jakehouse

“Jam Tarts in the Jakehouse” ti far venire voglia di alzare il volume fin dal primo pezzo. Perché l’iniziale “Slay the Heart of the Earth” porta con sé tutto il desiderio di stupire dei The Bitter Tears, un quintetto ben assortito di indie-rock-country dalle larghe vedute.

Sorprendere sì, ma senza eccessi, facendo leva su un’estrema semplicità espressiva, magari piazzando all’interno del pezzo una variante di coro e tromba che non t’aspetti, capace di conferire all’insieme un sapore di freschezza primaverile.

Alan Scalpone & company si fanno apprezzare in ognuna delle dieci tracce, anche quando i ritmi si attenuano e rientrano in ranghi più canonici, come nella ballatona “Inbred Kings” o nell’intima “Hamptons”. Le idee compositive proprio non mancano: si veda ad esempio il delizioso finale a tempo di valzer di “Oiling Up”, il mood introverso e ipnotico di “Starlight”, quello vagamente etilico di “Stumper” e i molti inserimenti di strumentazione varia (trombone, violino, corno) pronti a creare una piacevole alternanza di tensione e relax, enfasi e sobrietà.

È vero, siamo solo al secondo lavoro, magari è presto per dare giudizi definitivi, ma i The Bitter Tears sembrano veramente fatti di materie rare (entusiasmo, originalità, intraprendenza) e quindi meritevoli di entrare nella colonnina dei preferiti, almeno fino alla prossima prova.