Bjork – Drawing Restraint 9

Bjork – Drawing Restraint 9

Più che un semplice ascolto, avventurarsi in questo “Drawing Restraint 9”, rappresenta una sfida con se stessi, per testare il proprio spirito d’avventura e la voglia d’esplorazione di mondi sonori lontani, che a volte sembrano non esistere.
La soundtrack si snoda, anzi si staglia, nelle pareti più oscure del nostro percepire, tra giochi melodici finissimi, dilatati e spinti verso una deformazione stilistica estrema e francamente sorprendente.
Non perché dalla performer islandese non sia lecito aspettarsi prove di spessore, anzi, ma dopo il primo ascolto si rimane palesemente disorientati e si sente viva la necessità di approfondire. Ci vuole una pazienza certosina nel cogliere le sfumature che questo disco offre; tra giochi d’eco, riverberi e voci che confluiscono nei suoni, tipici della giapponeseria esposta da Bjork.
Un disco che non va aggredito, ma atteso e gustato fino al momento in cui i mantra nascosti tra le tracce ci svelano i paesaggi sapientemente descritti; tra molte specie di bizzarri animaletti (“Pearl”) ed una serie infinita di rimandi ad uno sperimentalismo difficilmente collocabile perché privo d’elementi comparativi.
Perlopiù strumentale, sprazzi di Bjork in “Storm”, cori di bambini nell’iniziale “Gratitude” illustrata dalla voce di Will Oldham, uso massiccio d’arpe, oboe e trombone impastati da archibugi digitali collaudati e mai troppo invadenti; è questa la musica per film che si regge in piedi da sola senza farci sentire la voglia di vedere il film di Matthew Barney, che tra l’altro non ha riscosso recensioni entusiastiche…