Black Francis – Bluefinger

Black Francis – Bluefinger

Eh si, mi sa tanto che al caro vecchio Frank Black la recente reunion dei Pixies ha messo nelle vene una sana voglia di rock and roll. Il corpulento cantante statunitense per questo suo nuovo lavoro (ispirato alla figura del pittore e musicista underground olandese Herman Brood) difatti, ha non solo rispolverato lo pseudonimo di Black Francis, utilizzato ai tempi dei folletti, ma ha anche recuperato dal passato quei suoni caotici e crudi ma nello stesso tempo incredibilmente pop che costituivano il marchio di fabbrica del quartetto bostoniano.
Bluefinger è senza alcun dubbio il disco solista più vicino i Pixies, nei suoni e nell’attitudine, che il Nostro abbia mai realizzato: certo non un capolavoro ma un fottuto disco di buon rock and roll, quello si. Che le atmosfere siano totalmente diverse rispetto alle sue più recenti produzioni lo si capisce sin dall’inizio con Captain Pasty, ritmo incalzante e chitarre sferraglianti. Non sono da meno la successiva Treshold Apprentice e il blues minaccioso di Test Pilot Blues. Non mancano poi i momenti pop (la dolcezza di Lolita, le scanzonate e divertite Angels Come To Comfort e She Took All The Money) e le inevitabili cadute di tono (Discotheque, il brano più debole del lotto); ci pensano poi l’avvolgente Tight Black Rubber (che semba uscita dritta dritta dalle session di Trompe Le Monde) e la furia punk di You Can’t Break A Heart And Have It a riportare il disco al giusto grado di tensione.
Insomma cari discepoli devoti al culto pixiesiano, in attesa di un nuovo lavoro del quartetto di Boston (sulla cui uscita nutriamo peraltro grossi dubbi), buttatevi a capofitto nell’ascolto di Bluefinger: il godimento è assicurato