Black Heart Procession – The Spell

Black Heart Procession – The Spell

E’ l’equilibrio la meta raggiunta dai Black Heart Procession con il loro nuovo album “The Spell”. Equilibrio nella scelta dei suoni, nelle melodie e nel risultato complessivo di un album che difficilmente riuscirà a catalizzare l’attenzione delle masse, ma sicuramente colpirà i più attenti per originalità e non curanza dei filoni di facile successo.
Il disco si snoda attraverso le undici tracce che lo compongono toccando le corde più intime del rock decadente che contraddistingue la band. Fin dal kick-off di “Tangled” è il piano di Tobias Nathaniel a caratterizzare ed a smussare la spigolosa voce di Pall Jenkins. Decisivo è il violino di Matt Resovich che, soprattutto in momenti struggenti come “The letter”, riesce a mettere l’accento proprio sulla vocale giusta con una misura ed un incedere assolutamente pacato e cullante.
L’unico spiraglio di luce nel cuore nero del gruppo è “Not just words”, brano aperto con un ritornello che, anche dopo numerosi ascolti, ti entra nelle vene senza infastidire e risultare banale. Perle di questo disco sono anche l’introversa “The replacement”, e “Gps” pezzo che chiarisce le strategie del batterista Joe Plummer ed i suoi escamotage.
Sul finire una serie di ballate malinconiche come “The waiter #5” e “Places”, momenti che incarnano la voglia dei Black Heart Procession di affrontare le negatività per potersi elevare a livelli superiori, una sfida che per il momento sta dando dei risultati concreti come dimostra la forza espressiva di questo lavoro.