Black Spiders – Sons of the North

“Ragni neri” tessono la loro tela rock per presentare “Sons Of The North”. Copertina cartonata, l’inquietante immagine di lupi che vegliano su neonati e un suono che parte a razzo sono il loro biglietto da visita. La band suona dell’onesto rock (and roll) che potrebbe ricordare una trentina, abbondante, di band. I ritornelli risultano cosi appiccicosi (KISS Tried To Kill Me) da far concorrenza al Super-Attak, abbinati ai soli taglienti, ottimamente infilati nell’opener Stay Down, mieterenno più di una vittima. Il rifferama aperto, la ritmica costante e la voce roca sono il marchio di fabbrica di questo combo vicino, per sonorità ma non di certo per originlità, a Ac/Dc e Guns & Roses. Sulla lunga distanza il primo fantasma a materializzarsi è la ripetitività delle soluzioni melodiche tutte, o quasi, troppo uguali o comunque abbastanza prevedibili. Per sentire qualcosa di diverso bisogna arivare a quota sei, St. Peter è fatta di slide-guitar, dal sapore southern, che confluisce in soli intriso di wah, come se gli Allman Brothers flirtassero con i Black Label Society di quell’irresistibile tamarro di Zack Wilde. Subito dopo si ricade nella solita solfa che, ahinoi, spedisce a stento questo lavoro vicino alla sufficienza. In soldoni Sons Of the North vive di luci ed ombre, di picchi e cadute rovinose. Sperando nella prossima uscita li rimandiamo a settembre, almeno una volta si diceva cosi.