Black Sun – Twilight Of The Gods

Non è salutare guardare per un tempo prolungato il sole, potreste riportare dani irreparabili. Questo sole non si sottrae alla regola, anzi l’esaspera, è una stella nefasta, nera, alchemica, pesantissima come materia stellare, quale è. Scuri, ossessivi e disperati i Black Sun vantano una potenza di fuoco schiacciante, come la voce del singer. Ogni colpo inferto dalla sezione rimtica assomiglia a un caterpillar guidato da un folle, pronto a ditruggere tutto ciò che si pone sul suo cammino. Nessuna concessione alla melodia, ma una serie di calci in culo della durata di sei minuti a pezzo, che spesso sembrano il doppio. Le atmosfere sono avvolte da un manto nero dentro il quale succedono le violenze più atroci. Sludge/core depravato, sozzo e ferino, con slabbrature doom che lasciano stonati come oppio puro. "Twilight Of The Gods" possiede (ancora per poco) un’anima venduta al maligno, putrida e ripugnate con il quadro di Dorian Gray. Brani come "Black Angel" e "Transcending The Mire” mirano a fiaccare la vostra (r)esistenza, costingendovi ad una resa incondizionata o all’espulsione del cd onde evitare il collasso psichico. L'opener "Code Black" mette in chiaro una cosa: o loro o voi, non ci sono altre possibilità, il pareggio non è considerato un risultato accettabile. Russell McEwan e Kevin Hare intrecciano le loro linee vocali creando incubi disturbanti, volutamente malati. Se pensate di avvicinarvi ad un disco cosi senza le dovute barriere mentali e i tappi alle orecchie, ma non alla mente, avete sbagliato di grosso, ne uscirete rovinosamente. Per stomaci forti e cervelli aperti scattanti!