Bloc Party – Intimacy

Bloc Party – Intimacy

A poco più di un anno di distanza da A Weekend In The City, esce Intimacy, terzo lavoro per i Bloc Party. Ed è cosa rara trovarsi di fronte a un album così sfacciatamente brutto.

Spesso infatti ci si ritrova ad ascoltare album di band che precedentemente ci avevano affascinato con altri lavori (in questo caso Silent Alarm, opera prima del gruppo), ma che non ci convincono troppo con la nuova uscita. Intimacy invece, non trova nessuna giustificazione.

Un aspetto positivo c’è; A weekend in the city non aveva convinto troppo perché era chiaramente un tentativo di ripercorrere il sentiero di Silent Alarm, ma alla fine il prodotto finale non era stato all’altezza dell’esordio. Intimacy invece cambia totalmente strada; si passa ad un uso massiccio ed incredibilmente esagerato dell’elettronica. Il risultato è un lavoro pacchiano che va ad annullare una delle caratteristiche più belle del gruppo, ovvero le ritmiche incalzanti di Tong alla batteria, qui ridotte a un martellamento senza molto senso. Si ha la sensazione che tutte le canzoni siano state fatte con l’obiettivo di “spaccare”, ma che poi in fin dei conti si dimostrano poco pungenti e scivolano via senza lasciare traccia nell’ascoltatore.

Le canzoni sono ripetitive e stancano in fretta. La voce di Okereke è ormai incentrata esclusivamente sull’urlato, e anche questo risulta monotono alla distanza.

C’è qualche canzone che si salva? Il singolo Mercury non è male, è risulta forse la cosa migliore insieme al pezzo One Month Off, che perlomeno presenta una ball abilità accettabile e si fa ascoltare (quasi) con piacere. Ma resta il fatto che pezzi come questi inseriti all’interno di Silent Alarm sarebbero risultati l’anello debole dell’album.

Di positivo c’è che fare un album brutto come questo sarà quasi impossibile e, visti i lavori passati che hanno regalato brani di grande impatto, c’è da sperare che il quarto album ci farà capire che questo Intimacy è stata una sperimentazione che ha portato solo un passo falso.