Blunt, James – Back to Bedlam

Blunt, James – Back to Bedlam

Era la primavera del 2005 quando alle orecchie degli ascoltatori delle radio di tutta Europa giunse “High” , di uno sconosciuto di nome James Blunt. Nessuno sapeva chi fosse, nessuno conosceva quella canzone, la cui melodia toccò subito l’animo di molti. Poi in Italia una compagnia di telefonia mobile scelse la succitata canzone per uno dei suoi tanti martellanti spot con bellona(?)al seguito. Ed ecco che qualcuno si accorse di lui. “Ah, quello della pubblicità della Xyz!”. Nossignore, Blunt non sembra proprio adatto ad essere abbinato a pubblicità televisive da lavaggio del cervello, ma un semi-esordiente che ha le carte giuste per convincere anche l’ascoltatore più prevenuto. “Back to Bedlam” è davvero un album dalle sonorità che -una volta tanto- non rimandano a nulla e non ricalca generi musicali già esplorati. In estate il singolo “You’re beautiful”, nonostante il titolo ripetuto all’infinito (e forse, a lungo andare, nauseante, si rivelò di grande impatto e piuttosto vincente. James era arrivato anche alle masse. Questo ex soldato britannico finalmente aveva conquistato il grande pubblico e poneva un mattoncino nel grande e, forse, infinito pavimento della musica. Ma l’essere accattivante dell’album, “Back to Bedlam”, non sta solo nei succitati singoli. E’ tutto pervaso da melodie che non hanno la presunzione di conquistare per forza, ma che ci riescono lo stesso perché sanno essere introspettive, sebbene siano abbastanza orecchiabili. Inoltre, l’atmosfera estremamente malinconica di “Wisemen” e, soprattutto, quella crepuscolare di “Out of mind” arricchiscono il disco di sonorità decise e con le carte in regola per spedirlo nell’Olimpo della migliore musica inglese (quella raffinata, non quella adolescenziale di gruppi come gli Arctic Monkeys) degli ultimi cinque anni.