Buffalo Grillz – Manzo Criminale

Il nome della band è strambo, il titolo del disco è simpatico ma nonostante questo qualcosa di sinistro si nasconde fra le righe, sembrano cattivi.
E lo sono!
Partono con un'intro che cita il remake di Capefear, il promontorio della paura, con la voce di Ferruccio Amendola che doppia un violentissimo Robert De Niro.
Questa apparente pace lascia prevedere uno scoppio di rabbia compulsiva che puntualmente esplode Linkin Pork, prima vera traccia di questo lavoro intitolato Manzo Criminale.
Poi arrivano, come mitragliate di un fucile automatico, le varie Forrest Grind e Lapo Elgrind.
I Buffalo Grillz meriterebbero una laurea ad honorem solo per i titoli delle canzoni.
Se vi dico doppia cassa e rullante a manetta, brani di 1'30 e voce growl cavernosa riuscite a capire cosa suonano?
Secondo me si.
Amano rotolarsi nel grind(core) estremo, azzerano l'uso della melodia o dei cambi ritmici intricati, la loro è una guerra contro se stesi per primi e poi con il resto del mondo.
Le chitarre sono settate su modalità kill'em all così che alla fine si ritroveranno da soli.
Si divertono a infilare capolavori del cinema e trashate varie con discese verticali nel mondo dei poliziotteschi.
Più che un disco sembra un castigo divino, come le cavallette che si avventano sul raccolto.
Musicalmente sia chiaro è tutto ben suonato e veloce come una tempesta atlantica ma di nuovo all'orizzonte c'è ben poco.
Tutto ciò che fanno è pensato e suonato in maniera distruttiva, con un piglio devastante e sincerità ammirevole.
Arrivare a fine disco è davvero un'impresa titanica, il consiglio è di tenere a portata di mano dei tappi professionali, un gastro protettore e antidolorifici dal dosaggio ascendente.
Sono italiani, suonano benissimo, producono il disco egregiamente, rompono il culo e non inneggiano alla violenza, sono la violenza in note.
Se non lo capite potete sodomizzarvi da soli con l'ultimo disco dei Cani.