Bulbartindie Compilation vol 2

Bulbartindie Compilation vol 2

E’ davvero così triste il panorama musicale italiano ?
In verità non c’è da stare troppo allegri guardando le classifiche, scalate ora dalla gallina urlante di un reality, ora dal nuovo fenomeno neo-melodico. Fortunatamente non è tutto qui, anzi ci sono una miriade di giovani gruppi che cercano di arrivare al grande pubblico puntando solo sulla musica e niente più.

Questa compilation ne è un esempio perfetto, un colorato compendio di promesse musicali tutte da scoprire. A scoprirle per prima ci ha pensato la Bulbartworks.com, associazione con sede a Napoli
che si occupa di sostenere l’arte emergente e ovviamente la musica come canale principale di diffusione dei circuiti indipendenti. La BULBARTWORKS compilation è nata infatti da una selezione di quasi 100 demo da tutta Italia ed è scaricabile gratuitamente dal sito bulbartworks.com.

Tra le 17 tracce presenti molte sono degne di nota, iniziando proprio dal brano d’apertura “Always ready for her” dei napoletani No Strings Left, brano indie-pop deliziosamente orecchiabile cantato con giusto piglio indolente. Passando per gli elettronici Bems e lo scatenato Andy Fag (and the Real Men) saltano all’orecchio gli Onirica, altra band napoletana dalle enormi potenzialità ma ancora troppo simile da sfiorare quasi l’emulazione ai Marlene Kuntz.

Pronti per il grande salto sembrano invece i romani Lads Who Lunch che propongono nella sofferta “Instead of” un brit-pop dalle sfumature psichedeliche. Rock tricolore è invece quello dei perugini Perfect Trick che, sulla scia di gruppi come gli Afterhours, cercano, con buoni risultati, una via valida al rock in lingua italiana. Proprio in chiusura troviamo gli interessantissimi Desert Clouds che con la loro acida “Helpless minds in a hopeless lake” ci riportano di molti anni indietro nelle atmosfere sixties di band come i Jethro Tull o Fairport Convention.

Una compilation che per varietà di generi testimonia una volta di più come la musica, e non le mode passeggere, sia ancora il centro di molti giovani band. L’unico problema, che è in verità il problema della musica italiana in genere, resta l’originalità e la ricerca di una via alternativa al rock anglofono, al quale molti giovani gruppi italiani sono ancora troppo legati.(