Calexico – Carried to Dust

Calexico – Carried to Dust

Ritorno alle origini per i Calexico? Vero ma non del tutto.
Infatti in questo nuovo Carried to dust c’è molto più del classico suono tex-mex che aveva reso celebre il duo Burns-Convertino.
I nuovi Calexico si rituffano nella polvere del suono di frontiera, ma lo fanno con un occhio puntato all’odierna scena musicale, quel che ne esce è una miscela sonora dove ogni influenza si inserisce al punto giusto.

Se l’apertura messicheggiante di“Victor Jara’s hands” ci fa ripercorrere le gesta del polveroso duo di Tucson, sfiorando maliziosamente il Manu Chao da classifica, già dalla seconda traccia è chiaro che i Calexico hanno in serbo per noi parecchie novità. “Two silver trees” ci catapulta infatti nel pop intimistico dell’ambivalente Garden Ruin del 2005, ma stavolta l’atmosfera è decisamente più cupa e crepuscolare

Lo scenario cambia ancora con la successiva “The news about William” dove i toni si fanno se possibile più drammatici e il riferimento più immediato è Nick Cave e le sue murder-ballads. La vera sorpresa del disco arriva con la successiva “Writer’s minor holiday”: una chitarra dolce e allo stesso tempo ossessiva, un suono corposo, fisico e volutamente monotono, non possono non far pensare agli Arcade Fire, chiaro segno che la canadian revolution ha colpito anche Burns e Convertino.

Quel che segue è una track list di altissimo livello dove si alternano pezzi scuri dalle aperture improvvise (Man made lake, Slowness, Bend in the road, Red blooms, contention City) e ballate chiaramente tex-mex (Inspiracion, El Gatillo, Fractured Air) marchio di fabbrica del duo di Tucson.
L’aiuto vocale di Sam Beam (Iron and Wine) nella bellissima “House of Valparaiso” permette ai Calexico di sfornare il brano manifesto del disco, dove il suono western si fonde perfettamente con le nuove sperimentazioni sonore dando vita ad un piccolo capolavoro.