Caparezza – Le Dimensioni del Mio Caos

Caparezza – Le Dimensioni del Mio Caos

Devo ammettere che, pur non avendo una predilezione per il genere, Caparezza è sempre riuscito a fare breccia nei miei ascolti; sarà anche perché non si spara le pose da capobanda del quartiere, ma è soprattutto perché ho sempre trovato molta intelligenza nelle sue canzoni che riesce a sopperire alle carenze musicali.

Questo “Le dimensioni del mio caos” non fa di certo eccezione e i primi secondi dell’intro non fanno altro che confermarlo: la voce di una “giornalista” che esalta il servizio su un fantomatico panda e che relega il ricordo delle rivoluzioni del ’68 ad un “ammorbamento” è specchio (abbastanza fedele) della situazione dei media in Italia (e non solo vorrei aggiungere). “La rivoluzione del sessintutto”, prima traccia dell’album, amplia il discorso e conferma Caparezza come attento osservatore della società contemporanea e quando la critica riesce a farlo senza essere stucchevole (non cade nel clichè “si stava meglio quando si stava peggio”) sfruttando appieno le proprie geniali intuizioni letterarie.

Nella canzoni di Caparezza potrete riconosce persone che vi sarà sicuramente capitato di incontrare nella vita reale (pochi se siete stati fortunati e avuto tenuto un percorso retto): dagli studenti che esigono che la storia sia aggiornata ai canoni moderni di “Pimpami la storia”, all’Ilaria (protagonista del concept che fa da filo conduttore a tutto l’albbum) di “Ilaria condizionata” che vive attaccata al cellulare e per i contatti myspace. Non esattamente persone che fa piacere frequentare tutti i giorni!

Questo è un disco che va ascoltato con le orecchie ben aperte, bisogna prestargli tutta l’attenzione che merita altrimenti perde parte del suo valore; ogni singolo pezzo crea spunti di riflessione, anche quelli che possono sembrare più scanzonati, e, sicuramente, uno dei più profondi dell’album è “Eroe (Storia di Luigi delle Bicocche)”: l’artista pugliese riesce a tratteggiare i contorni di un personaggio che più reale non si può, impegnato ogni giorno a far sopravvivere la propria famiglia con lo stipendio da precario e resistendo alle tentazioni e alle privazioni (mentre dei “bastardi potenti” si godono la bella vita). Se non è eroismo questo!