Capossela, Vinicio – Marinai, Profeti e Balene

L'ultima provocazione del maestro Capossela si chiama Marinai, Profeti e Balene. Un album fuori misura , anzi due, che a primo impatto vi sembreranno arcaici e distanti dalla realtà, ma che dopo qualche ascolto approfondito, vi spalancheranno un mondo, anzi un mare. Vinicio smette i panni del crooner e sposta il tiro molto più in là nella storia. A detta dello stesso artista, questa opera ciclopedica" si divide in un primo disco "oceanico e biblico" e in un secondo "omerico e mediterraneo". Le atmosfere polverose di "Da Solo" sono un lontano ricordo che riaffiora di rado dalla risacca (Polpo d'Amor), come pure il circo di "Ovunque Proteggi", qui presente solo sotto forma di baraccone (Goliath).

Il nuovo Capossela ha enormi pretese, sia che vesta gli abiti del predicatore, che quelli del capitano o del pirata, le sue parole hanno sempre mire elevatissime. Queste nuove canzoni, ben 19, ti chiedono molto più che le semplici orecchie, come tappe di un lungo viaggio, che parte da "Il grande Leviatano" (Antico Testamento) fino a "La lancia del Pelide" (Achille), dalla cattura della balena (Goliath) fino alla riscoperta de "Le Sirene", ti chiedono il tuo tempo e la tua memoria. Per un' impresa tanto ambiziosa Vinicio non poteva che arruolare una numerosa ciurma, fatta dei fiati più disparati, di voci tanto angeliche quanto demoniache, di corde e percussione in una perfetta commistione di oriente e occidente, senza dimenticare i fantasmi e i mostri marini e terreni di Vincenzo Vasi.

Il risultato è un album diverso da tutti i precedenti, un ' opera che non ha una precisa collocazione stilistica, dove non mancano consueti divertissement caposseliani come "L'oceano oilalà", "Pryntyl", "La Madonna delle conchiglie" e "Calipso" ma dove abbondano anche episodi inediti come "Il Grande Leviatano", "La bianchezza della balena"e "I Fuochi fatui". Pezzi, questi ultimi, che rappresentano una ardita scommessa, che solo un artista universalmente credibile come Capossela poteva vincere. Solo Vinicio poteva permettersi di declamare la Bibbia o Melville senza risultare tedioso, arrogante o ridicolo ed inoltre solo attraverso Capossela un pubblico, sempre più vasto ed eterogeneo, poteva collegare i miti del passato all'attuale deriva culturale. "… chi dovrà sentenziare quando il giudice stesso è trascinato alla barra ?…" "… dove vanno gli assassini marinaio ?…" questi sono solo alcuni dei mille messaggi che Vinicio ha sparso in questo mare di parole.

Tra i pezzi più classici troviamo invece ballate per piano come "Lord Jim","La lancia del Pelide" e "Le Pleiadi"o per chitarra come "Billy Bud", "Job", "Aedo" e "Dimmi Tiresia", dove si scorge neanche troppo velatamente la lezione di De Andrè. Forse, tra tutti, questi sono i pezzi che meglio vivranno di vita propria. E' un viaggio lungo e doloroso ma alla fine arriverà la ricompensa, "Le sirene". Alla domanda : "Capossela, ma è così doloroso vivere ?" Vinicio: "Si, perché dà molta gioia, e privarsi della gioia è sempre un grande dolore." "… le sirene ti parlano di te, quello che eri, come fosse per sempre …" una lunga traversata per comprendere l'importanza di viaggiare attraverso la propria memoria, il valore di scorgere di rado la bellezza del sogno per apprezzare la solidità della realtà.