Castrovalva – Castrovalva

Castrovalva – Castrovalva

Il momento migliore per mandare in play l’esordio dei Castrovalva per la Brew records, va individuato in quelle mattine che non si ha la voglia di mettere fuori dal letto nemmeno un piede. Questo perché le otto tracce che compongono il loro omonimo mini album portano nel cuore una forte carica adrenalinica, risultato di una reazione tra tensioni strumentali, strappi ritmici, e ossessive ellissi melodiche.

I due ragazzi di Leeds, all’anagrafe Anthony Wright (basso e manipolazioni) e Daniel Brader (batteria e manipolazioni), si fanno meglio apprezzare quando riescono a muovere il flusso sonoro in maniera univoca, si veda ad esempio “Dream Carpet”, traccia completamente improvvisata durante le sedute di registrazione, rispetto a quando badano quasi esclusivamente all’aspetto noise della loro musica, che delle volte sembra colpire un po’ troppo alla cieca. Per il resto vanno segnalati gli impietosi muri di suono che i due erigono senza risparmiare sulle distorsioni (“Triceratops”) e l’illusoria decompressione di “London Kills Me”, che somiglia a un’oasi di pace in mezzo a una selva di rumori, frequenze, accelerazioni.

Insomma, venti minuti esplosivi, l’ideale per farci affrontare la giornata col piglio gusto, consapevoli che lassù, oltre la Manica, c’è qualcuno decisamente più incazzato di noi.