Clepsydra – Marmalade Sky

I Clepsydra sono un classico trio rock che ama il blues, ammicca al quel sound vicino a Gary Moore (Love) e omaggia palesemente il mito mancino nella successiva Jimi Plays My Guitar, parafrasando le sonorità di Voodo Child (Slight Return).
Quindi cosa troverete in questo lavoro?
Rifferama muscolare, sezione ritmica frizzante e wah wah a manetta.
Quello che non troverete è nessuna forma di evoluzione del genere, c'è roba vicina agli Who e al blues dei Ten Years Afters ma il problema è proprio la mancanza di identità.
Ma è altrettanto vero che spuntano passaggi di fine grana doorsiana in Peyote, brano davvero interessante per la sua progressione psichedelica.
La melodia è affidata a chitarre gilmouriane e all'organo ieratico su cui la voce, di Fabio Gialluca, strascica una nenia ipnotica come uno sciamano in preda alle sue visione drogate.
Questo disco è ambiguo e bastardo, con il passare dei minuti cresce di intensità costringendoti a rivedere, anche se parzialmente, alcune considerazioni (Caravan From The Third Sun). Si ancora lui, ancora Jimi come una magnifica ossessione in bilico fra chitarre elettriche e acustiche visioni ipnotiche (There's Still Time Anywhere)
Sebbene la band non s'inventi nulla di veramente originale non possiamo che sottolineare la capacità di mischiare rock e melodia attraverso pattern psichedelici molto interessanti.
I Clepsydra sono una band in corsa, il loro parto si dimena nel tentativo di trovare una propria dimensione intravista ma non afferrata a piene mani.
Per adesso gli assegniamo una sufficienza che gli va stretta nella speranza che nel prossimo passaggio vincano le nostre resistenze con un solo colpo.