Copernicus – disappearance

Copernicus – disappearance

Sono state registrate in un’unica seduta nel novembre 2008 le sette tracce che fanno da cornice al nuovo lavoro del performer-poeta newyorkese Joseph Smalkowski, conosciuto in più di venti anni di carriera musicale con lo pseudonimo di Copernicus.

Ad accompagnarlo attraverso i sentieri tutt’altro che scontati di “Disappearence” uno stuolo di musicisti – una dozzina tra chitarre, violini, fiati e percussioni nell’ensamble guidato dal fidato tastierista e compositore irlandese Pierce Turner – che ottengono un suono globale spontaneo e creato all’istante sulle parole del leader, il quale enuncia le sue teorie riguardanti la natura dell’essere umano, la prossima scomparsa dell’Universo, e tutta una serie di immersioni esistenziali degne di un capo setta senza tempo.

L’album, va detto, si muove con pesantezza tra suoni jazz-oriented impiastarti di blues e vagamente da soundtrack. La tessitura sonora è certamente di buona fattura e risultano piacevoli le aperture timbriche di “The Blind Zombies”, come del resto tutta una serie di trovate armoniche, ma la voce narrante di Copernicus in primo piano – comprese le esultanze finali inneggianti a una improbabile rivoluzione – è , paradossalmente, il fattore che sottrae punteggio all’intero lavoro.

“Disappearence” potrà apparire agli adepti del poeta una buona occasione per rinnovargli la stima, difficile trovare la funzionalità di quest’album per il resto degli Homo Sapiens.