Corda, Giulio – Sei + 1

Giulio Corda – Sei + 1

Era il 1998, quando i Giuliodorme si esibirono sul “prestigioso” palco del festival di Sanremo.
Gareggiarono nella categoria giovani insieme artisti del calibro di :Alex Britti, Max Gazzè e Quintorigo. Ai nostri non toccò la stessa sorte dei musicisti sopra elencati e nel 2002 si sciolsero del tutto, lasciando in eredità un album niente male come VENERE e la consapevolezza che avrebbero (con un po’ di fortuna) potuto fare molto, ma molto di più per il rock italiano.

Ora Giulio Corda, ex leader del gruppo, ci riprova da solista con questo freschissimo album di debutto dall’emblematico nome SEI + 1.
Infatti sono proprio sei gli anni passati dallo scioglimento del gruppo, anni che Giulio ha investito per concepire questo ottimo esordio. 11 canzoni la cui accuratezza negli arrangiamenti mostra tutto il lavoro svolto tra Giulio e la squadra che ha lavorato all’album, una squadra di professionisti come Piero Monterisi (Tiromancino, Raf, Daniele Silvestri e attualmente con Cristina Donà) Luca Bulgarelli (Sergio Cammariere) e vecchi amici come Paolo Bucciarelli (Giuliodorme).

Il britpop,che influenzava anche esageratamente i Giuliodorme,qui lascia il posto ad un’attitudine cantautorale, dove le varie influenze di Giulio si mescolano dando vita una formula originale e classica al tempo stesso, per capirci siamo dale parti di Niccolò Fabi, del primo Moltheni e in maniera minore del Daniele Silvestri meno sperimentale.
Filo conduttore dei vari episodi è il cantato di Giulio, mai uguale e sempre pronto ad accellerare o rallentare all’occorrenza, e la pulizia dei suoni, sia acustici che elettrici sempre discreti, freschi e perfettamente a fuoco.

Spiccano tra i vari brani l’iniziale “Quello che mi fai”, ballata romantica, cantata con struggente dolcezza e dal ritornello arioso e solare, e “Luce” perfetta miscela di reggae e pop dal testo misuratemente incazzato e romantico al tempo stesso.
I toni si fanno più cupi per “Non vedi”, bel pezzo diviso da un inizio volutamente monotono e cupo e da uno svolgimento drammatico e quasi urlato che ricorda il Grignani pre-aiuola.
“Malattia” è la perfetta sintesi dell’album: un solare pop che si sorregge sul magico equilibrio tra strumentazione e voce.

Menzione particolare spetta a “Finestrino”, una delicata ballata cantilenante suonata da tutti i membri dei Giuliodorme al completo. In coda all’album un pezzo speciale come “Om namah shivaya” dove Giulio si mette a nudo e con commozione ci racconta il percorso effettuato per completare il ritorno…