Culture Reject – Culture Reject

Culture Reject – Culture Reject

Dietro la sigla Culture Reject si cela la figura del multistrumentista canadese Michael O’Connell, il quale – forte di un songwriting setoso e rilassato – dà alle stampe un omonimo album di debutto che sa di piccolo capolavoro, per discrezione compositiva, arredamenti armonici raffinati e perfetto equilibrio timbrico.

Poco più di mezz’ora dove il nostro riesce a stipare undici episodi, alcuni dei quali sono dei piccoli frammenti simili a degli studi per un qualcosa di più importante, come la deliziosa “Ain’t on the Floor”, e qualche bella song, capace di farti innamorare a prima vista e di restarti in mente per un pezzo; in tal senso rimandiamo a “Inside the Cinema” con quel suo andamento cantilenante che conquista.

Michael ha un timbro vocale unfirme, educato nel proporsi, mai invadente, ma anche in grado di dar fondo a una forza che non t’aspetti, soprattutto se viene fuori d’improvviso nella conclusiva “Sister Susi”, probabilmente il passaggio più incisivo dell’album. Lo sfondo musicale sul quale si muove il canadese è fatto di moltissimi suoni (fiati, pianoforte percussioni, tanta chitarra) e la sua intelligenza compositiva sta nel riuscire ad evitare sovrabbondanze che avrebbero rovinato la snellezza di questo splendido progetto.

“Culture Reject” ha già raccolto molti consensi in nordamerica e speriamo, o quanto meno ci sentiamo di augurargli, di ottenere la stessa riuscita anche in Europa.