Cure, the – 4:13

The Cure – 4:13

Un disco senza infamia e senza lode, che nulla aggiunge e (fortunatamente) nulla toglie a trenta anni di onorata carriera. Questo, in sintesi, il giudizio su questo nuovo capitolo (il tredicesimo) della saga musicale firmata Robert Smith. Un lavoro, lo confessiamo, al cui ascolto ci eravamo accostati con una discreta dose di cinismo, pronti a dichiarare i Cure una band definitivamente bollita e il buon vecchio zio Bob pronto per appendere il rossetto al chiodo.

Beh, le cose non stanno esattamente cosi’. Perché se è vero che 4.13 dream non è un disco che ti fa sobbalzare dalla sedia, che il livello compositivo non è piu’ quello dei bei tempi andati, che alcuni pezzi (vedi Sirensong) sono veramente deboli e che altri (Real Snow White, Hungry Ghost) girano tristemente a vuoto, è altrettanto vero che questo nuovo lavoro alcune note positive le racchiude eccome.

Innanzitutto la voce di Smith, aggressiva, profonda e graffiante come non mai, conferma lo stato di forma smagliante dell’artista britannico. Il ritorno dopo 12 anni di Porl Thompson alle chitarre poi, ha dato alle nuove composizioni (anche le meno convincenti) quel tocco di dinamismo e vivacità che nel precedente “The Cure” latitavano tristemente. Infine, Underneath The Stars, il brano di apertura del disco, con le sue trame ipnotiche ed avvolgenti, è forse uno dei pezzi migliori della band da venti anni a questa parte.

Non passano inosservate neanche la freschezza pop di Only One e le linee di basso à la New Order di Reasons Why. Il resto del disco si trascina un po’ stancamente (i pezzi risultano un po’ involuti e la mancanza delle tastiere si fa sentire) per risollevarsi improvvisamente alla fine con Scream ,dalle atmosfere orientaleggianti, e con la trascinante It’s Over che chiude vorticosamente le danze, ricordandoci le doti di songwriter di razza di Mr. Smith.

Sufficienza piena quindi (e ai Cure del 2009,francamente, non era lecito attendersi di più) ad un disco che farà comunque la gioia dei fans piu’ accaniti, con la speranza che il prossimo capitolo della saga (si parla di una serie di composizioni dai toni dark, uscite fuori dalle stesse session di registrazione di 4.13. dream) ci regali l’ennesimo capolavoro dei four imaginary boys.