Dave Matthews Band – Listener Supported

Dave Matthews Band – Listener Supported

Per quei pochi tra voi, esperti di musica, che ancora non posseggono almeno un album della Dave Matthews Band, l’inclassificabile (dal punto di vista del genere) formazione che negli USA spopola da più di un decennio, riempiendo stadi ed alture sui Grand Canyon di un pubblico eterogeneo, abbiamo deciso di raccontarvi di un disco live che dovreste annoverare tra i vostri Great Albums. Ancora non immaginate, però, l’affabilità musicale con cui la DMB riesce ad introdursi nella vostra vita come nel vostro amplificatore con questo doppio cd.

Diciamo che l’Intro e le prime tracce (Pantala Naga Pampa, Rhyme & Reason) sono una circonvenzione, perché costituiscono una sottile vena jazz che sfuma nell’ignoto musicale per ambientare, sgombrare la mente, snellire l’udito ed attirare l’attenzione. Come l’orchestra si e vi rammenta docilmente il suono dei 440 Hz, la DMB inizia con alcune tracce che non sono la loro classica scaletta di “attacco”. Subito vi rendete conto, però, di chi avete di fronte: uno tra i più grandi batteristi e percussionisti di oggi – e di fatto di tutti i tempi – l’ambidestro Carter Beauford, tanto per dirne una. Costui, in Rapunzel, vi fa saltare da una parola all’altra, da un ritmo all’altro, da un pensiero all’altro, dapprima cadenzando i versi e dopo rilasciando tutta la carica nel ritornello e nell’outro, accompagnato con stile dal violino di Boyd Tinsley e dai fiati di LeRoy Moore.

Alcuni tra i più noti ed apprezzati brani della Band sono sicuramente la #41, Two Step e Crash Into Me, in cui la poesia e la dolcezza delle parole, la leggiadria del flauto, il romanticismo dei vari sax, la carica crescente della batteria, l’eleganza impercettibile del piano (del guest Butch Taylor) mantengono il climax in un equilibrio instabile, con mille escamotage. Imperdibili sono anche le versioni di Too Much, Granny e Stay (Wasting Time) in cui si viaggia con allegria tra il funk ed il soul, anche grazie alle apprezzabili coriste ospiti, The Lovely Ladies.

In coda abbiamo la bellissima #40. Scritta da Dave Matthews per essere eseguita in solo, questa è una splendida composizione dedicata ad uno dei vostri più impagabili amici, ad una delle persone che proprio non sapreste ringraziare in nessun altro modo, se non dedicandole questo brevissimo brano. Citiamo, infine, una delle cover più cover della storia, All Along The Watchtower, composta da Bob Dylan, eseguita riarrangiata da Jimi Hendrix e qui riletta dalla DMB, con un inizio molto in sordina nel passaggio del testimone tra il basso, dell’allora giovane Stefan Lessard, e la chitarra di DM, il quale è colto in flagrante dall’intera band nel momento in cui pronuncia le parole “no reason to get excited” e raggiunto sull’orlo del precipizio in “the hour is getting late”, quando, invece di cadere, si inizia a volare.